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Bologna, Di Maio sul Passante di Mezzo. "Se i costi supereranno i benefici, lo fermeremo"

Il ministro del Lavoro ha incontrato i lavoratori dell'ex BredaMenarini: "Per aiutare l'azienda occorre un intervento statale"

di PAOLO ROSATO
Ultimo aggiornamento il 23 giugno 2018 alle 16:51

Bologna, 23 giugno 2018 - Rapporto costi-benefici, sul Passante di Bologna il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, segue la linea del collega pentastellato Danilo Toninelli, ministro dei Trasporti.  "Nel nostro contratto abbiamo individuato, come forze di governo, uno studio costi-benefici di tutte le opere realizzate o preventivate - ha spiegato Di Maio a margine del suo incontro con gli operai dell'ex BredaMenarini, davanti ai cancelli di via San Donato 190 -. In questo caso, se lo studio ci dice che i benefici non sono alti quanto i costi, vorrà dire che dovremo intervenire reagendo di conseguenza". La Regione Emilia-Romagna considera l'opera prioritaria e il governatore Stefano Bonaccini sta ancora aspettando una risposta per fissare un incontro proprio con Toninelli.

Da parte, sua Di Maio non si sofferma più di tanto sul Passante, limitandosi a dire che "sulle opere c'è un tema importantissimo: bisogna capire se stiamo spendendo soldi per fare opere o stiamo facendo opere per spendere soldi". E quando gli viene chiesto se si pensa a un'infrastruttura alternativa al Passante, il ministro dice semplicemente che "ci sono tante opere da fare in Italia".

Sulla Breda - Il ministro del Lavoro ha anche parlato dell'aiuto statale che arriverà per l'ex BredaMenarini. "Se il socio non è in grado, siccome nei prossimi anni vogliamo investire in trasporto pubblico locale e in settori strategici come quello della mobilità urbana, allora lo Stato farà un investimento in questi stabilimenti. Io qui ci sono stato in campagna elettorale e ci torno dopo le elezioni assumendomi degli impegni da Ministro» sottolineando come nonostante le 700 commesse dall'azienda fanno fare il lavoro "in Turchia nonostante qui ci sia stato un tavolo in cui è intervenuto lo Stato. È uno schiaffo - ha detto il ministro - a tutti coloro che non hanno un lavoro in Italia e a tutti quelli che lavorano qui dentro e ora sono in una situazione di precarietà e incertezza . Qui volevo venirci - ha continuato il ministro, in vista della discussione che si terrà sulla vertenza al Mise il 6 luglio - anche perché questo stabilimento direttamente collegato a un altro stabilimento ad Avellino. Questi due stabilimenti, uno al nord e uno al sud, risentono del paradosso per cui c'è lavoro, ma non sono in grado di realizzare perché il socio non sta facendo gli investimenti. Invitalia, Cassa depositi e prestiti, Finmeccanica, per mantenere il lavoro in Italia e il lavoro ai lavoratori italiani".

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