Sergio Lo Giudice in piazza Maggiore con il marito Michele Giarratano
Sergio Lo Giudice in piazza Maggiore con il marito Michele Giarratano

Bologna, 27 gennaio 2018 -  “Ennesima forzatura dell'identità" del partito ed escluso dalle liste Pd perché "rimasto incastrato dai veti incrociati del mio partito, nazionale e locale". Si trasforma in un duro attacco l'amarezza di Sergio Lo Giudice, senatore Pd rimasto fuori dalle liste dem per le prossime elezioni. Nel suo collegio bolognese, dove era stato eletto alla scorsa tornata elettorale, non c'è posto, mentre è stato confermato la casella per Pier Ferdinando Casini.

La direzione nazionale di ieri notte "si è svolta in un clima surreale" e le liste elettorali sono state "composte da segretari regionali tutti di maggioranza" e di fatto sono state "lette in diretta alle 4 del mattino, dopo ore di attesa di un incontro di chiarimento che non c'è mai stato", sottolinea e aggiunge: "Sono stato eletto cinque anni fa perché il Pd aveva indetto le primarie - ricorda il parlamentare su Facebook - stavolta sono rimasto incastrato dai veti incrociati del mio partito nazionale e da quello locale". 

Lo Giudice li definisce "rischi del mestiere per chi come ReteDem, la rete nazionale che ho l'onore di presiedere, non accetta modalità di conduzione della nostra comunità politica che non condivide". Non a caso, sottolinea Lo Giudice, i sette "nostri parlamentari uscenti, quasi tutti scelti nelle primarie del 2012 da migliaia di elettori, sono fuori dalle posizioni eleggibili". E così al senatore non resta che sperare: "Se ci saranno un giorno nuove primarie, allora potremo tornare in Parlamento". 
Per il momento fa rumore la sua esclusione, soprattutto se affiancata alla candidatura di Pier Ferdinando Casini.

"Sono sommerso da messaggi di chi a questo punto non vuole votarlo proprio", avverte Lo Giudice, che però invita a non fare automatismi. "Su quanto la mia esclusione sia il sintomo di un disimpegno del Pd sul tema dei diritti civili saranno i fatti a parlare - sostiene - il tema non è la contemporanea candidatura a Bologna di Casini in un seggio che avrebbe potuto toccare a me. Non ho condiviso che spettasse proprio a una città con la storia e l'identità di Bologna, ma è la logica della coalizione che impone che a qualcuno tocchi nel suo collegio il candidato di un altro partito". 

Piuttosto, manda a dire Lo Giudice, "il vero banco di prova sarà il programma del Pd, che sarà pubblicato a breve e in cui mi auguro che, grazie anche al prezioso lavoro svolto da Dems Arcobaleno, ci siano impegni chiari su nuove battaglie sui diritti civili". E aggiunge: "Mi sarebbe piaciuto fare un altro giro di giostra, anche per continuare a lavorare su questi temi insieme a Monica Cirinnà. Ma non le mancherà il mio contributo dall'esterno".