Bologna, 26 Giugno 2018 - Imola potrebbe essere stato solo l’antipasto. All’orizzonte c’è il rischio di un ribaltone ben più clamoroso: nella primavera del 2019, infatti, andranno al voto quasi tutti i Comuni della provincia di Bologna e il Pd teme già una disfatta che sarebbe epocale in terre dove fino a pochi anni fa gli avversari correvano per onore di firma. Oggi, invece, Imola insegna che i tempi sono cambiati e centrodestra e grillini sognano di portare a casa quelle roccaforti rosse un tempo inavvicinabili. Come in Toscana, insomma, la mappa del potere cambierà inevitabilmente colori. In città importanti come Casalecchio e San Lazzaro, dove verosimilmente si andrà al ballottaggio, basterebbe un patto di desistenza in stile imolese, dove far convergere al secondo turno i voti in chiave anti Pd.

Nelle amministrazioni più piccole, invece, dove si vota in un’unica tornata, servirebbe un vero e proprio accordo elettorale, a cui non a caso Massimo Bugani, leader del M5s in Emilia-Romagna, sta lavorando neanche troppo sotto traccia, facendo le prove in vista del piatto grosso di autunno, le Regionali. Il segretario bolognese del Pd, Francesco Critelli, da tempo indica quella del prossimo anno come una scadenza cruciale per i dem. E in vista del voto aveva chiesto e ottenuto una fragile tregua di 12 mesi nella bellicosa guerra interna con la minoranza.

Ma unità e coesione potrebbero ormai non bastare più. Almeno a leggere i numeri del 4 marzo scorso: a San Lazzaro, per esempio, il centrosinistra si era fermato al 37%, centrodestra e M5s rispettivamente al 28 e 24. Situazione identica a Casalecchio: centrosinistra al 37, grillini e centrodestra al 26 e 25. Pur tenendo in considerazione le ovvie differenze tra elezioni politiche e comunali (dove il candidato può marcare ancora una differenza), i conti sono molto facili da fare.

Tra le altre sfide ad altissimo rischio per il Pd ci sono quelle di Calderara della sindaca uscente Irene Priolo, che è anche in giunta a Bologna, della città icona della Resistenza, Marzabotto, e di gran parte della Bassa, tra cui Castel Maggiore, Argelato, Bentivoglio e Granarolo. Inoltre, il centrodestra avrà solo da guadagnarci dovendo difendere solo una manciata di amministrazioni. Sullo sfondo, poi, c’è la delicatissima partita per le Regionali con il governatore uscente Stefano Bonaccini che ancora non ha deciso se correre per un secondo mandato oppure tornare a Roma per provare a ricostruire il Pd, questa volta da protagonista, contando sugli ottimi rapporti con Matteo Renzi e Graziano Delrio.