Bologna, 21 ottobre 2021 - "Poster o oggetti legati alla musica nel mio nuovo ufficio? Proprio perché metto i dischi sarà un’ardua scelta. Possibile che mi porti dietro un giradischi , ne ho uno ‘a valigetta’, nei momenti di concentrazione servirà. Del resto, se non posso ballare non è la mia rivoluzione". Cita il movimento femminista la nuova vicesindaca, Emily Clancy, che dopo cinque anni di opposizione in Consiglio Comunale – nelle fila di Coalizione civica – approda ai vertici del governo della città. Un salto arrivato a suon di voti, oltre 3.500 (è stata la più votata in città), che nello slancio si porta dietro anche deleghe pesanti come gli assessorati alla Casa e all’Economia della notte, la grande novità della giunta Lepore.

Quali sono le cose che la affascinano e le cose che la spaventano in questo passaggio dall’opposizione alla guida della città?
"Mi spaventa dimostrare che sarò all’altezza. Sarei un’incosciente se non avessi anche un po’ di preoccupazione per portare avanti bene tutto il lavoro. Ma è un’ansia positiva, ho voglia di fare bene. Un aspetto che mi fa sentire tranquilla nel passaggio dall’opposizione alla maggioranza è che le stesse deleghe che mi sono state assegnate sono tutte su tematiche sulle quali abbiamo lavorato tanto in questi anni. Non è un salto nel buio. Lo vedo come un riconoscimento per il lavoro svolto, e siamo riusciti a ottenere quello che volevamo: condizionare a sinistra la formazione della prossima amministrazione, anche per temi e ambiti di lavoro".


Matteo Lepore - sindaco

Lepore ha detto: ‘Ho chiesto a Emily di mantenere lo spirito da attivista’. Lei cosa ha chiesto al sindaco?
"Non c’è stato un do ut des . C’è un rapporto chiaro, ci conosciamo, gli ho chiesto di avere agibilità politica sui temi su cui mi volevo impegnare. Credo che quella sua frase sia un riconoscimento a un approccio e a un modo di fare politica, il mio rispetto ai partiti tradizionali è molto più orizzontale, più radicato dal basso. Voglio mantenerlo: il contatto con i cittadini aiuta a superare la diffidenza nella politica".

Un giudizio sulla squadra?
"Abbiamo collaborato con tutti, non è stato utilizzato il solito Cencelli. C’è un’armonia, siamo davvero una squadra".

Una delle sue deleghe è ‘L’economia della notte’. Sarà lei la ‘sindaca’ che interverrà?
"Era una nostra proposta, avevamo esposto diversi modelli già esistenti in Europa con Lepore presente . Ad Amsterdam il sindaco della notte è scelto direttamente dalla scena culturale, mentre a Londra è il sindaco stesso a scegliere il suo omologo della notte. A Bologna non vogliamo calare un modello dall’alto. Anzi, potremmo anche scegliere una via di mezzo dei modelli di Amsterdam e Londra. La prima cosa da fare sarà quindi incontrare tutti i portatori di interesse della notte, dai lavoratori della cultura al trasporto pubblico, fino a tassisti, residenti e studenti, e metterci attorno a un tavolo su come dare forma a questa delega. Che non c’è mai stata, ma che ha bisogno per essere efficace di essere formata assieme alle persone che la vivranno in prima persona".

C’è una data per questi ’stati generali’ della notte?
"No, ma molto a breve".

Assumerete personale?
"Ragioniamo su un servizio civile comunale. Figure formate, prese anche tra gli studenti e i ricercatori di antropologia, hanno per esempio funzionato nelle piazze di Amsterdam".

Poi c’è la Casa. L’approccio?
"Sappiamo che già oggi sono circa 8mila le famiglie bolognesi che hanno chiesto legittimamente un contributo per l’affitto. Una lista che non ancora è stata soddisfatta, e puntiamo a farlo a brevissimo"

L’obiettivo del mandato?
"Trovare migliaia di case popolari, recuperando però patrimonio immobiliare pubblico, senza consumare altro suolo. C’eravamo anche dati l’obiettivo di istituire un’agenzia sociale che definisca percorsi di inserimento abitativo per persone senza dimora e soggetti svantaggiati. Infine, a livello nazionale dobbiamo reclamare una legge che ci aiuti a contrastare gli effetti degli affitti brevi turistici".

Come si comporterebbe davanti a un’occupazione?
"Vanno analizzate le situazioni. Un’occupazione simbolica per segnalare un immobile privato vuoto da decenni può produrre dialogo, altro è occupare patrimonio pubblico, ma a Bologna dobbiamo puntare ad avere zero occupazioni perché avremo garantito la casa a tutte e tutti".