Federica Mazzoni, classe 1986
Federica Mazzoni, classe 1986

Bologna, 3 dicembre 2021 - "Non scappo dagli iscritti. Il confronto è il congresso del Pd, non certo il Grande Fratello". Federica Mazzoni, candidata alla segreteria provinciale del partitone, replica al rivale Dario Mantovani che propone un faccia a faccia pubblico. E promette: "Cambierò volto al Pd".
 

Mantovani ha inviato una segnalazione alla commissione del congresso per mancata par condicio in alcuni circoli. Come risponde?
"Intanto partirei da un appello agli iscritti a votare,, visto che questo weekend si entra nel vivo del congresso. Nel merito rispondo che ho accettato gli inviti di compagne e compagni nei circoli o sono stata io a propormi per un motivo: vorrei riappassionare le persone alla politica".
Nessuna irregolarità?
"A Dario ho scritto di incontrarci i in un paio di circoli, iniziando questo weekend da Pieve di Cento e al Passepartout. Ma lui ha declinato l’invito dicendo che preferisce fare confronti con i giornalisti: io ho molto rispetto di iscritti e iscritte e vorrei confrontarmi con loro. E se si ravvisano irregolarità una commissione lo farà presente, come a Catenaso. I circoli, comunque, non chiudano le porte a nessuno".
Si aspettava un ricorso ai garanti?
"Sono molto occupata a come rilanciare il Pd. Tutto il resto ci distoglie da questo obiettivo".
La sua mozione è: ’Il Pd nel mondo reale’. Gli iscritti, però, sono in calo vertiginoso.
"Si tratta di un fenomeno nazionale e internazionale che riguarda i partiti. Non voglio sottovalutarlo, anzi: vorrei che da Bologna si partisse per ridare un senso all’impegno politico, alla soddisfazione di essere del Pd e iscritti al Pd".
Uno degli storici segretari della federazione comunista bolognese, Mauro Olivi, ha detto: «Ci siamo spogliati dell’idealità». Come recuperarla?
"Non servono gadget per invogliare a iscriversi al partito o dare due tessere al prezzo di una. Dobbiamo ricominciare a fare politica, capire chi vogliamo rappresentare e quali valori. Non c’è una bacchetta magica: dobbiamo pensare a battaglie politiche, da condividere dal gruppo apicale all’ultimo circolo, in un’opera di ricucitura".
Quali battaglie?
"La giusta transizione ecologica e la riorganizzazione della medicina territoriale, ad esempio".
C’è poi il tema della riorganizzazione del partito...
"È una responsabilità non più procrastinabile: serve una riorganizzazione del Pd metropolitano e, seguendo il metodo della verità e della condivisione, dovremo prendere decisioni non facili, cambiando il volto del partito".
Come cambierà?
"Non dobbiamo più essere soffocati dall’assillo degli affitti, lasciando la pressione della nostra sostenibilità economica ai volontari. Dobbiamo puntare a una rimodulazione dei circoli. Come? Lo vedremo assieme finito il congresso".
Se diventerà segretaria del Pd, sarà la prima donna. Mantovani punge: «Tema femminile strumentalizzato».
"La questione non è la donna in quanto tale, perché altrimenti andrebbe bene anche Giorgia Meloni... Mi candido per dire no all’uomo solo comando, anche se donna: guidare il Pd non dev’essere una prova di forza, ma saper collaborare, senza muri. Poi, certo, fare politica significa voler cambiare il mondo. E su questo si può anche litigare, ma nel rispetto. Le guide fintamente forti hanno creato il vuoto attorno al partito. E l’hanno quasi ucciso...".