Il sindaco di Bologna, Virginio Merola (foto Serra)
Il sindaco di Bologna, Virginio Merola (foto Serra)

Bologna, 18 agosto 2019 – Nell’intricatissima crisi estiva dell’esecutivo gialloverde, arriva a Roma un appello senza precedenti dal cuore di ciò che resta dell’Emilia rossa. Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, insieme al segretario dem Luigi Tosiani e ai parlamentari delle Due Torri, ha preso carta e penna per chiedere una cosa semplice, semplice ai vertici del Pd: fate il governo con il Movimento 5 Stelle. O almeno, provateci per davvero. «Un accordo di legislatura ampio e alto», c’è scritto nella missiva recapitata ai componenti della direzione nazionale dei democratici, fondato su cinque punti: lavoro (priorità a una forte riduzione del cuneo fiscale), ambiente (misure per fronteggiare il cambiamento climatico), istruzione, Europa, sanità e sociale (con la creazione di un’Agenda Urbana Nazionale e una particolare attenzione per le periferie). «Un programma e non un contratto – specificano i firmatari dell’appello – con una chiara visione strategica, formulato come in altri paesi europei, ad esempio la Germania, fra forze differenti ma attente al bene comune».

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Se non siamo al ‘Fermatevi!’ che il partitone emiliano-romagnolo twittò all’allora segretario Pier Luigi Bersani nell’aprile 2013, bloccando di fatto la scalata di Franco Marini al Quirinale, poco ci manca. Come sei anni fa è dunque la regione rossa per eccellenza a provare a prendere in mano il pallino del gioco e a indicare la strada a un Pd nazionale lacerato tra chi farebbe un accordo con i grillini anche domani e chi, invece, tira il freno a mano un giorno sì e l’altro pure. Secondo i firmatari dell’appello, il Pd deve prendere «un’iniziativa forte e unitaria da affidare al segretario Zingaretti, che è giusto che ci guidi nei passaggi che ci aspettano» per sbloccare lo stallo della crisi di governo. Da affrontare, sottolineano Merola e i vertici dem bolognesi, tenendo in mente un concetto irrinunciabile: l’uomo da fermare è il leader della Lega. «La deriva autoritaria di Salvini – scrivono –, il suo linguaggio e le sue esternazioni non sono normali e compatibili con una democrazia compiuta e somigliano pericolosamente a desideri di torsioni autoritarie».

Concetti condivisi anche dal numero uno regionale del partito, Paolo Calvano, che ieri su Facebook, commentando lo strappo di Carlo Calenda con il Pd, ha ricordato come l’avversario principale del partito siano «Salvini e una delle destre più becere». L’eventuale nuovo governo tra Pd e grillini, sottolineano Merola e gli altri dirigenti, dovrà «dare rappresentanza alle tante esperienze di valore» presenti nel Pd a livello territoriale, mentre per la sua nascita bisognerà passare da una condivisione «con i gruppi parlamentari, con i nostri amministratori e con i territori, a partire dai tanti nostri sindaci», senza dimenticare il necessario coinvolgimento della «nostra base», dagli iscritti ai circoli. Il tutto, ovviamente, «nel rispetto delle prerogative costituzionali e del lavoro del Presidente Mattarella». Che comprendono anche la possibilità di un ritorno alle urne, eventualità per cui il Pd «deve tenersi unito e pronto».

È evidente, però, come per il Pd bolognese, con il sindaco Merola in testa, l’idea di andare alle urne per il governo non sia certo la prima opzione sul tavolo. Anche perché dietro l’angolo ci sono altre elezioni ben più certe, ossia quelle per la Regione, «un appuntamento fondamentale». E chissà che un eventuale accordo nazionale tra dem e grillini non faccia da apripista a qualcosa di non così diverso anche a livello regionale. D’altronde per viale Aldo Moro cambiano le persone (da Salvini alla Borgonzoni) ma non la minaccia: che resta sempre la Lega.