L’arcivescovo Matteo Zuppi e il sindaco Virginio Merola (foto Schicchi)
L’arcivescovo Matteo Zuppi e il sindaco Virginio Merola (foto Schicchi)

Bologna, 6 marzo 2016 - Otto anni dopo la discussione sulla grande moschea che avrebbe dovuto sorgere sotto le Due Torri, nel quartiere periferico del Pilastro, Bologna torna a fare i conti con una questione mai risolta: quella di un unico luogo di culto per i fedeli musulmani.

A ritirare fuori l’argomento è stato nientemeno che l’arcivescovo Matteo Zuppi, che l’altro giorno ha dichiarato: «Penso sia il tempo di avere una moschea nella propria città, non ho nessun timore se viene costruita, anzi penso che bisognerebbe avere paura del fatto che non ci sia».

Le coraggiose parole del vescovo hanno fatto ripartire il dibattito e riaperto vecchie ferite.

Perché quando si parla di moschea a Bologna, alla fine, si torna sempre lì, tra il 2007 e il 2009, quando il Comune allora guidato da Cofferati – con l’attuale sindaco Merola a fare da assessore all’Urbanistica, convinto difensore del progetto – voleva a tutti costi costruire una grande moschea al Pilastro. Le polemiche infinite e la forte opposizione della città costrinsero poi l’amministrazione a fare marcia indietro e Merola a fare mea culpa («Sulla moschea mi sono sbagliato» disse poi).

Oggi Comune e Pd prendono la questione con le pinze: nessuno sconfessa Zuppi, ma tutti si guardano bene dall’accelerare i tempi del progetto e lasciano che sia la comunità islamica a decidere se è meglio un unico luogo di culto oppure un insieme di piccoli spazi. Merola dice che la moschea «prima o poi va costruita», ma rimanda tutto a dopo il voto delle Comunali di giugno, mentre il segretario provinciale del Pd, Francesco Critelli ricorda che si deve «costruire una società del dialogo come dice Zuppi» però «partendo dal necessario rispetto delle regole» e su quale soluzione adottare specifica che quella «che riconosce dignità a una religione e a chi la pratica è quella che avrà sempre il mio assenso».

Resta il disorientamento di buona parte del mondo cattolico cittadino, soprattutto di area moderata.

Di cui è testimone il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. «Credo, con tutto il rispetto per l’arcivescovo, che non ci siano ancora le condizioni per parlare della costruzione di una moschea. Che non sia il tempo giusto per Bologna».

Dai partiti del centrodestra arriva una ferma contrarietà. «Penso che il vescovo dovrebbe preoccuparsi anche dei cattolici che, come me, rimangono disorientati» dalle sue frasi, ha scritto su Facebook il capogruppo di Forza Italia in Regione, Galeazzo Bignami, mentre la Lega, con la capogruppo Lucia Borgonzoni, e i moderati di Insieme Bologna, con il candidato sindaco Manes Bernardini, ribadiscono che «senza regole nazionali su questi luoghi di culto oggi si può dire solo ‘no’».