Il segretario provinciale del Pd
Il segretario provinciale del Pd


Bologna, 22 novembre 2021 - Il sangue delle primarie evocato da Romano Prodi si è rimarginato. Almeno considerando gli ottimi rapporti di oggi tra il sindaco Matteo Lepore e la prima cittadina di San Lazzaro Isabella Conti. Ma se guardiamo il Pd nel suo insieme, quella ferita c’è. E l’esclusione di alcuni dem dalla liste del Pd sanguina ancora. L’addio di Marco Lombardo al partito, dopo aver ricoperto il ruolo di vicesegretario nel 2015 e assessore della giunta Merola, fa rumore. Soprattutto considerando il j’accuse : "Troppe correnti e lotte di potere. Non c’è spazio per un pensiero riformista".

Parole forti rivolte a vertici e big del partito, alle quali Luigi Tosiani, segretario provinciale dem in predicato di guidare il partito regionale (è candidato unico, ndr ), ha replicato con l’orgoglio dem: "A Bologna abbiamo investito in un partito che sta nella società, che ne interpreta inquietudini e aspettative, che apre le proprie liste alle energie migliori". Da qui, "anche nella stagione congressuale che si è aperta, dovremo avere la forza di investire in questa comunità. Credo nel ruolo decisivo del Pd oggi, per questo quando qualcuno sceglie di prendere un’altra strada dispiace (Lombardo è figura di valore), e anche se non ne condivido le ragioni, la rispetto e sono certo che potranno ancora esserci occasioni di lavoro e dialogo comune". Nel ricordare le prossime tappe a cui dovrà far fronte il partito (dall’elezione del presidente della Repubblica alle Politiche 2023), ricorda come "le amministrative abbiano rafforzato la prospettiva, voluta da Letta, di un Pd aperto, protagonista di un nuovo centrosinistra largo, plurale e civico". Ribatte poi anche sul tema "della mancanza di spirito riformista": "Le ragioni che hanno fatto nascere il nostro partito sono attualissime. Idee, sensibilità, storie diverse capaci di convivere in un grande partito, che rivendichiamo con orgoglio".
Il deputato dem Andrea De Maria (che sostenne – come Lombardo – Martina al congresso dove vinse Zingaretti, ndr ) punta sulla mozione degli affetti: "Marco è una personalità di alto profilo, anche se non ho ben compreso le ragioni della sua scelta, spero che ci ripensi perché il Pd è la sua casa".

Sul fronte aspiranti segretari dem di Bologna, dal quartier generale di Federica Mazzoni, appoggiata dalla maggioranza del partitone, invece, regna il silenzio. Il rivale, Dario Mantovani, al contrario, cannoneggia: "Non sono d’accordo sulla decisione di Marco di lasciare il Pd. Ma condivido che per i riformisti dem è un periodo di travaglio. E m’interrogo anche sull’alleanza con il M5s che, in larga parte, è un partito populista. Sulle correnti, beh... sono sempre esistite. Mio padre era un migliorista del Pci". Resta una sottolineatura: "Bene le correnti per rappresentare diverse idee in campo, male se servono a portare avanti la mediocrità in politica". E se nella maggioranza del partito si preferisce non intervenire perché "tanto lo sapevamo che Lombardo sarebbe passato con Calenda...", c’è anche chi, come il dem Davide Di Noi (area Energia democratica con Anna Ascani), rivendica: "Mi dispiace che Marco lasci il Pd. Ma per il riformismo nel nostro partito lo spazio c’è, eccome".