Marco Monari nell'Assemblea regionale dell'Emilia-Romagna (FotoSchicchi)
Marco Monari nell'Assemblea regionale dell'Emilia-Romagna (FotoSchicchi)

Bologna, 4 febbraio 2017 - Una raffica di condanne che travolge tutti: Pd, Forza Italia, Lega Nord e grillini. Nessuno escluso. Mentre continuano i processi penali per le ‘spese pazze’ dei consiglieri regionali, ieri sono arrivate le prime sentenze della Corte dei conti e l’esito è devastante: 26 consiglieri (di cui tre capigruppo) di tutti i partiti condannati per danno erariale a risarcire somme di varia entità. Responsabili, secondo i giudici, di mala gestio dei soldi pubblici, cioè dei fondi assegnati ai gruppi regionali, per aver messo a rimborso spese illegittime o non giustificate. Ora gli interessati, naturalmente, potranno fare appello.

I condannati sono i consiglieri della passata legislatura (alcuni sono stati rieletti), e i fatti contestatti vanno dal 2011 al 2012, mentre i capigruppo saranno processati nei prossimi giorni per le spese effettuate in prima persona. Tre capigruppo, però, sono già stati condannati nelle sentenze notificate ieri ai consiglieri: dovranno pagare il 50% delle somme perché colpevoli di omesso controllo.

Fra tanti nomi dei condannati, il primo non può che essere quello dell’ex capogruppo del Pd Marco Monari, che ricorre in molte condanne proprio per l’omesso controllo. Poi, sempre fra i dem, ci sono Antonio Mumolo, Anna Pariani e Paola Marani (tutti già scagionati nel penale, mentre il grosso della pattuglia Pd è ancora sotto processo). Quindi, dall’altra parte della barricata, Galeazzo Bignami di Forza Italia, l’ex leghista Manes Bernardini e gli ex grillini, pure loro già assolti nel penale, Giovanni Favia e Andrea Defranceschi (allora capogruppo).

Il ragionamento delle corti contabili, presidute dal giudice Donata Maria Fino, è sempre lo stesso: i consiglieri vanno condannati per colpa grave, non per dolo, per spese illegittime o non adeguatamente motivate visto che spesso la «documentazione si configura quale mera autodichiarazione elaborata dal consigliere». Per la Procura contabile quelle spese non erano attinenti all’attività del gruppo e i giudici hanno accolto la tesi dei pm. Quindi gli interessati vanno condannati, ma con uno sconto del 15% sulla somma finale, scrivono i giudici, «considerato il contributo causale di soggetti che non risultano convenuti nel presente giudizio». Chi siano questi soggetti non è specificato. Tolto il 15%, la cifra che resta va appunto divisa per due: metà deve pagarla il consigliere, metà il capogruppo.

Nella pattuglia bolognese del Pd, ad Antonio Mumolo erano contestati 1.965 euro per taxi, auto, autostrade e beni vari. Dopo lo sconto, restano 1.670 che pagheranno a metà Mumolo e Monari. Poi c’è l’imolese Anna Pariani, cui erano contestati 5.800 euro per taxi, hotel, auto, autostrade, treni e beni vari. Tolte alcune spese giustificate e lo sconto, restano 4.791 da dividere con Monari. A Paola Marani di San Giovanni in Persiceto erano contestati 1.547 euro per pranzi e cene e, tolto il 15%, restano da pagare 1.314 (diviso due).

Il forzista Galezzo Bignami, invece, doveva rispondere di 26.200 euro per taxi, auto, treni, autostrade, pranzi di rappresentanza ed eventi. Tolto lo sconto, restano 22.300 euro da pagare a metà con l’exa capogruppo Luigi Giuseppe Villani. Quanto ai due ex grillini, Favia doveva rispondere di 7.800 euro per pasti, incontri, trasporti, hotel: lui e Defranceschi dovranno pagare 6.600 euro. Bernardini, oggi consigliere comunale, rispondeva di 12.200 euro e dovrà pagare, alla fine, la metà di 10.400 (l’altra metà spettava all’alloca capogruppo Mauro Manfredini, deceduto).

Gli altri condannati, non bolognesi sono Luciano Vecchi (7.200), Rita Moriconi (3.600), Mario Mazzotti (3.500), Roberto Garbi (6.300), Vladimiro Fiammenghi (4.000), Gianguido Bazzoni (18.700), Luca Bartolini (33.000), Fabio Filippi (25.000), Damiano Zoffoli (1.500), Enrico Aimi (17.600), Stefano Cavalli (17.000), Andrea Leoni (30.000), Marco Lombardi (33.700) , Mauro Malaguti (26.500), Marco Barbieri (6.000), Giuseppe Eugenio Pagani (3.800), Roberto Piva (8.200). Tutte cifre da dividere per due. Una magra consolazione.