Virginio Merola, 65 anni, è sindaco di Bologna dal maggio 2011
Virginio Merola, 65 anni, è sindaco di Bologna dal maggio 2011

Bologna, 15 agosto 2020 - Sindaco Virginio Merola, come si vede oggi rispetto a dieci anni fa?
"Più esperto, molto più forte, più sereno. Ho cercato sempre di rimanere me stesso, ma credo di essere migliorato, grazie a quanto è avvenuto e grazie alle persone che ho incontrato. E con me è cresciuta anche Bologna, anzi io sono cresciuto grazie a lei. Soprattutto ho avuto la certezza che in questa città puoi fare il sindaco anche se non ci sei nato (Merola è originario di Santa Maria Capua Vetere; ndr ). Puoi farlo, è bellissimo, è una lezione e una speranza, una garanzia per tutti i cittadini, bolognesi e non, per il futuro. Abbiamo creato così migliaia di ambasciatori di Bologna nel mondo, grazie alla nostra università e alle nostre aziende. E a qualcuno, ad esempio di Modena, mi sentirei di dire: vieni, non ti preoccupare, nessuno è perfetto".

Il tradizionale colloquio di Ferragosto con il Carlino – il decimo, l’ultimo da sindaco in carica – finisce così. Dal terrazzino dove Merola è in vacanza per qualche giorno arrivano, alla fine, voce spezzata e orgoglio, ma anche un sorriso e la franchezza che dopo tanti anni ti permette di dire quello che pensi senza doppi fini né strategie. Sui ‘bastardi’, sullo stadio, sul Passante, sul governo. Ma anche sui momenti belli e brutti di un doppio mandato che ha segnato prima la fine delle illegalità e la rivoluzione pedonale, poi la nascita della città turistica e, ora, l’emergenza Covid.

Si aspettava che fosse così fare il sindaco?
"È sempre stato il mio sogno di bambino. Esserci riuscito mi ha riempito di orgoglio. Ma sì, è stato molto impegnativo, ho affrontato tanti problemi, superando tanti ostacoli".

Andiamo sul personale. Quali sono stati i momenti peggiori?
"I procedimenti archiviati, quelli andati bene – alla fine –, ma per cui tante notte non dormi. Poi il referendum sulle scuole paritarie, magari molti non lo ricordano… Poi i rapporti con i governi centrali, ne ho visti otto ed è stato tutto sempre molto complicato".

Sì, ma sul personale?
"La storia dell’ubriacone. Quelli che dicevano ‘Merola è un ubriacone’. Questa frase mi ha perseguitato, andava avanti in maniera indipendente dalla mia volontà, soprattutto perché non è vera. E tu sei impotente davanti a certe cattiverie".

Il suo mandato (2011-2021) ha di fatto coinciso con l’esplosione dei social network. Questo ha influito?
"Le cose vanno di pari passo. Un personaggio pubblico sa che ci sono alti e bassi, ma i pregiudizi che nessuno verifica fanno male".

Umberto Eco scriveva che «i social danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar e venivano subito messi a tacere, ma ora hanno lo stesso diritto di un premio Nobel».
"L’avvento dei social doveva servire a informare meglio, per fortuna ci sono ancora i giornali… Purtroppo sui social si confermano spesso le proprie opinioni. E io ero impreparato, ma per fortuna i momenti belli sono sicuramente di più…"

Quali i migliori?
"Sono tanti, sia per quanto realizzato sia per le persone e i luoghi incontrati sulla strada. Sicuramente sono fiero del nostro bilancio, il migliore d’Italia, nel quale in questi anni non abbiamo mai alzato tasse e tariffe, anzi. E poi i T-Days, una vera eredità. Poi ci sono le decisioni prese da solo: essere un sindaco significa anche solitudine".

Una solitudine troppo rumorosa o una solitudine che fa brillare l’uomo?
"Una solitudine importante, dove impari cos’è una decisione. A un certo punto, ascoltati tutti (collaboratori, cittadini e associazioni) ti trovi da solo davanti a un bivio. E lì scegli. Non accontentare tutti è inevitabile, fa parte del ruolo: ma quello che mi ha sempre guidato è stato l’interesse della città. Ad esempio sul Passante".

Beh, decise di non fare l’opera a Nord, già finanziata. La prima ‘mossa del cavallo’.
"Non si poteva cementificare così. Non si poteva neppure sventrare la collina, Ho scommesso che, quando avremmo finito l’allargamento di tangenziale e passante, avremmo avuto auto sempre meno inquinanti, e avremmo dato sempre più spinta al servizio ferroviario metropolitano e al trasporto pubblico elettrico".

Riuscirà a vedere i cantieri del passante prima della fine del mandato?
"Dopo la conferenza dei servizi e gli altri passaggi, l’obiettivo è approntare i cantieri da gennaio. E’ finita l’epoca dei ritardi, ora siamo in dirittura d’arrivo anche con il tram. C’è stato un mondo pre-Covid e un mondo post-Covid: l ’essenziale ora è non pensare che si torni come prima, anche se abbiamo una visione e 209 miliardi di euro dall’Unione Europea. Bisogna sviluppare una città nuova, non riaprire vecchie questioni: penso a clima, inquinamento, innovazione tecnologica".

Fra i settori che faticano di più c’è il commercio e con il calo del turismo il centro, che prima era esploso, ora langue.
"Servono incentivi, bisogna sapersi reinterpretare. E poi sul tema del turismo spero che il nuovo sindaco capisca che la politica giusta è quella di un turismo lento, consapevole, incentrato sull’area metropolitana, sui piccoli comuni, sull’Appennino. Il coronavirus c’è ancora e, anche se ho preso provvedimenti rudi come la chiusura di piazza San Francesco, non tornerei indietro. Mascherine, distanziamento sociale e lavaggio sociale sono dei mantra da non dimenticare. Servono linee guida chiare, non liti tra Regioni e Governo. Serve tutto questo e serve cuore e intelligenza: c’è da fondare una nuova città".

Pare un avviso ai naviganti. Cosa pensa delle possibili primarie fra Lepore e Aitini, con Lombardo, La Torre & co?
"Intanto voglio dire che Lepore lo conosco da quando era consigliere nel quartiere di cui ero presidente, spero questo non sia un pregiudizio nei suoi confronti… Poi non capisco perché non si voglia trovare l’accordo su un nome solo. La città ha bisogno di giovani e donne, di un patto fra generazioni, temo che chi voglia le primarie a tutti i costi lo faccia per trovare un posto di lavoro, non perché abbia idee davvero diverse… E poi, se ci sarà il Covid?".

Veniamo ai temi caldi della città. Stadio: la struttura temporanea durante i lavori al Dall’Ara sarà a Bologna o a Ravenna?
"Se la struttura temporanea può diventare definitiva e servire agli sport minori o al calcio femminile, ad esempio, ben venga. Sennò perché non dovremmo aiutare Ravenna?".

Portici: presto ispettori in visita, ma servono lavori urgenti e forse un richiamo al senso dei civico dei bolognesi. Come la mettiamo?
"La strada è spianata, abbiamo soldi da spendere per la manutenzione e la ristrutturazione. Ci aiuterà molto anche il nuovo stadio, con il ritorno alla luce della vecchia struttura, ma il tema qui è la manutenzione del bene. Ci sarà impegno finanziario e un maggiore controllo, lo garantisco. Ma serve l’impegno di tutti i cittadini, sarà una grande occasione per noi".

Governo nazionale: sopravviverà?
"Siamo alla prova del nove, servono riforme efficaci. Non interessano rimpasti, ma un percorso comune che aiuti tutti i cittadini. Ormai parlare di Nord-Sud in senso geografico e tradizionale non ha molto senso: le vere contraddizioni sono tra i capoluoghi e l’hinterland, lì bisogna ridurre il divario, come stiamo cercando di fare a Bologna. E per questo lancio un’ultima proposta-provocazione: perché non pensare a un unico maxi Comune della Città Metropolitana? Perché non unire città, pianura, appennini. Pensate ai fondi che ne deriverebbero e alla potenza di fuoco che avremmo… Sarebbe una nuova città, più forte e più giusta, non omogenea. E se servisse un sindaco… beh, potrei pure candidarmi. Ma per ora preferisco dare il buon Ferragosto a tutti i cittadini", ride Merola.