La band Altre di B sarà al SXSW di Austin, nel Texas e allo Sziget in Ungheria. Sono ospiti fissi a ‘Quelli che il calcio’
La band Altre di B sarà al SXSW di Austin, nel Texas e allo Sziget in Ungheria. Sono ospiti fissi a ‘Quelli che il calcio’

Bologna, 8 febbraio 2017 - Non è la prima volta che succede ma, certo, è sempre buffo trovarsi a leggere che le Altre di B – un gruppo che si chiama come il complesso forfettario di quelle squadre che nemmeno hanno la dignità del nome sulla schedina – siano nella lista delle band in programma a grandi festival internazionali come l’SXSW di Austin in Texas e lo Sziget in Ungheria, mentre la presunta serie A della musica italiana spesso non varca nemmeno il confine con la Svizzera. Probabilmente è l’ostinazione o forse l’incoscienza. O forse, semplicemente sono troppo bravi per noi e non ce li meritiamo.

Fatto sta che tra marzo e giugno, Giacomo Gelati e la sua banda – ormai ospiti abituali di Quelli che il calcio – vanno a piantare la bandiera degli ultimi in terra straniera. Nonostante Trump e le sue misure anti-tutto.

Gelati, pare che incarniate il vecchio detto secondo cui nessuno e profeta in patria…

«A modo nostro ci sentiamo un po’ Chance Giardiniere in Oltre il giardino e un po’ Ray Kroc in The Founder, personaggi fissati, maniaci, perseveranti. Paragoni a parte, forse a qualcuno là fuori piace la nostra musica e il nostro modo di stare sul palco...».

Come si arriva da Bologna in Texas e in Ungheria?

«La gavetta permette di assimilare tutte le regole non scritte che ti fanno sopravvivere in ambito musicale e l’errore è pensare che quei momenti possano passare. Crediamo infatti che la condivisione e l’adattamento siano gli elementi chiave per salire su tutti i palcoscenici. E per impressionarsi ancora prima di suonare la prima nota di un concerto».

E se negli Usa di Trump vi fermano all’aeroporto? Suonate lì?

«Certo, senza problemi. Nell’ultimo tour americano il nostro bassista è stato bloccato dai funzionari aeroportuali e non abbiamo più avuto sue notizie per ore. Senza curarsi del visto turistico, aveva infatti raccontato che eravamo una band e che alcuni locali ci avrebbero pagati per suonare. ‘Stai rubando il lavoro ai musicisti’, fu la risposta e per un attimo abbiamo seriamente pensato che avremmo suonato dietro le sbarre».

Le Altre di B suonano sui balconi della Bolognina e vanno a ‘Quelli che il calcio’, pur essendo un gruppo fuori dalle mode che in Italia non dovrebbe avere senso. E invece arrivano più lontano di tanti premiati dalle classifiche. Come la vivete?

«Con la consapevolezza di aver sbagliato tante scelte, schiacciati da un ambito culturale nel quale da tempo vigono sproloqui su sold-out, battibecchi, coalizioni e sputtanamenti virtuali. Tutte cose che isolano la musica e producono personaggi. All’uscita di Modena Nord, su un capannone dismesso, c’è un murales che ci rappresenta molto: ‘Non è mica una gara’. Ecco, facciamo a modo nostro e la cosa ogni tanto ci premia».

Altra cosa bizzarra è che dalle Altre di B è partito il progetto OSC2X di Vittorio Marchetti, arrivato a X Factor. Non vi è mai passato per la mente di provare anche voi quella strada?

«Non l’abbiamo mai raccontato pubblicamente, ma lo stesso anno in cui Vittorio ha partecipato alla trasmissione, siamo stati contattati dalla redazione. Abbiamo partecipato alle selezioni di Roma e abbiamo portato un nostro brano davanti ai giudici. Skin ci ha presi a bottigliate e ci ha coperti di insulti. Fine».

Lei è anche un giornalista sportivo. Le Altre di B assomigliano più a Federer o a un giocatore indisciplinato e un po’ retrò, tipo Connors, catapultato quasi per caso sui campi di oggi?

«Giocatori col talento di Roger Federer, che adoriamo, nascono una volta ogni cento anni. ‘Jimbo’ era ossessionato dal tennis, non riusciva a farne a meno. Mettiamola così: le partite di tennis per Connors erano vitali quanto lo sono per noi i concerti».