Bologna, 21 giugno 2018 - Diceva d’immaginare il suo debutto negli stadi come un tuffo nell’occhio del ciclone. E per Cesare Cremonini è stato davvero così venerdì scorso sotto la luna a Lignano, la prima che il ragazzo con le ali sotto ai piedi, è riuscito a vedere dal palco dopo giorni e giorni di pioggia. E a chi gli chiedeva se avesse paura di questo esordio negli stadi, ‘Ce’ ha risposto in scena «no, non ho paura, mi sembra di essere tornato a casa». Perché la casa di un artista è lì dove posa il cappello, come avrebbe detto Marvin Gaye, e perché a casa sua l’uomo di Poetica ci canterà per davvero martedì prossimo, quando sbarcherà al Dall’Ara con l’afflato dei centomila del «Teghil» di Lignano, di San Siro, dell’Olimpico nelle orecchie, negli occhi e nel cuore.

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«Il passaggio dai palasport agli stadi è un po’ come il cambio d’auto» assicura il produttore Walter Mameli, al suo fianco da più di vent’anni. «Come quando da un’Audi bella e confortevole passi a una Ferrari; devi acquisire maggior sensibilità sull’acceleratore, ma una volta in pista, se sei un pilota vero, migliorerai giro dopo giro». Perché la vita è correre e il resto soltanto attesa, come diceva Steve McQueen. «Negli stadi devi riarrangiare tutto il repertorio e se nei palasport i problemi sono soprattutto di acustica, negli spazi all’aperto subentrano quelli atmosferici» prosegue Mameli. «A Lignano abbiamo buttato almeno il 30% del nostro tempo a guardare il cielo nell’attesa che si placasse; la tropicalizzazione del clima, infatti, comporta a volte dei rovesci così forti da non consentirti di lavorare. In un’epoca di campionamenti come questa, noi andiamo controcorrente suonando ogni nota, lasciando le sequenze solo per certi passaggi orchestrali (quelli di Latin Lover ad esempio) in cui sarebbe un delitto sostituirle con una tastiera».

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Una venticinquina le canzoni, oltre due ore di spettacolo. «I cambi d’abito solo sette» spiega la stylist Paola De Cegli. «Includono camicie di Missoni e stivaletti ‘beatlesiani’ di Fanga realizzati apposta per questo show». Il circo viaggiante di Cremonini si sposta su 18 tir, oltre 40 auto, con 130 persone al seguito più un altro centinaio da ingaggiare sul luogo dello show, 500 i pasti sfornati ogni giorno dal catering. Ovviamente nutrita la compagine emiliano-romagnola.

Il direttore di produzione Stefano Copelli è di Bologna. Così Gabriele Bolognesi (fiati) e Massimo Zanotti (figlio di Fio, suona il trombone) e la massaggiatrice Valentina Venturi. Il direttore musicale Andrea Morelli è un ravennate trapiantato a San Marino, suona la chitarra ed è l’unico musicista ad aver partecipato a tutti i tour di Cesare compresa la stagione Lùnapop. Pure Michele ‘Mecco’ Guidi ad Hammond e tastiere è di Ravenna. Mentre il trombettista Andrea Giuffredi è di Reggio. Al basso c’è poi Nicola Balestri. Anzi il dottor Ballo, vista la fresca laurea in lingue orientali. «A 16 anni, infervorato dalla mia avventura Lunapop, decisi di interrompere il liceo. Una volta realizzato di avere tra le mani solo il diploma di terza media, mi sono reso conto di dover recuperare il tempo perduto, così a 30 anni ho preso la maturità e a 35 la laurea discutendo una tesi sulla Yellow Magic Orchestra».

 «Lavoro con Cesare e Walter dal ’99 e, dopo alterne vicende, abbiamo iniziato assieme un percorso passato dai teatri ai palasport e da lì agli stadi» spiega Roberto De Luca, presidente di Live Nation Italia, riuscito in passato nell’impresa pure con Laura Pausini e con Tiziano Ferro. «Questo è un tour negli stadi è un’impresa da oltre 2 milioni di euro, ma mi ci sono imbarcato con grande convinzione, sapendo d’investire su un artista con grandissime potenzialità».

 

 

Il mio primo #SanSiro è soldout #🌈🌈🌈 #Milano #CremoniniSTADI2018 📸 by @francescoprandoni

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