Bologna - Percorre attentamente le 11 sale della mostra ‘Noi... non erano solo canzonette’ e si rende conto di conoscere proprio tutte le canzoni che sonorizzano questa storia d’Italia. La regista Cinzia TH Torrini, su Rai Uno con la fiction «Pezzi unici» con Sergio Castellitto, deve proprio alla musica il suo destino cinematografico, iniziato con il lavoro per entrare all’Accademia di Cinematografia di Monaco di Baviera, dove visse dal 1976 al 1981.

Cosa la lega alla musica italiana?

«Lasciai l’Italia nel 1975 quando stavano arrivando gli anni di piombo e io abitavo a Firenze. Ricordo che era pericoloso uscire, si viveva con la paura delle bombe. Così decisi di trasferirmi a Monaco col sogno di fare la regista, anche perché in quel periodo il Centro Sperimentale era chiuso, dovevo fare varie prove per l’ammissione, su 1.000 persone ne prendevano 40, e quella decisiva era raccontare una storia in modo drammaturgico che potesse riguardarmi. Succede che dall’Italia mi arriva una cassetta coi pezzi di Antonello Venditti e io decido di basare il mio lavoro su ‘Lilly’».

Come l’ha usata la canzone?

«Ho raccontato la storia dei due protagonisti, chiedendo a un ragazzo e una ragazza tedeschi conosciuti in un parco, di venire a Firenze a trovarmi. Loro vennero, li fotografai e passai l’esame».

Il capitolo della mostra che l’ha emozionata?
«Il ‘68 mi colpisce: non andavo nelle piazze, ero troppo piccola, ma come ragazzina cominciai a ri bellarmi contro i genitori per la mia libertà».

Cosa la colpisce dell’allestimento?

«I testi si leggono bene, non si fa fatica. Sarei curiosa di vedere la reazione dei giovani, perché po trebbero scoprire perché loro, oggi, sono qui».