Giampaolo Morelli protagonista della serie sull’Ispettore Coliandro che si torna a girare a Bologna da lunedì
Giampaolo Morelli protagonista della serie sull’Ispettore Coliandro che si torna a girare a Bologna da lunedì

Bologna, 3 maggio 2015 - In piedi, mani dietro la schiena, di fianco agli umarells bolognesi a guardare il cantierone. Giampaolo Morelli, artista che non sta mai fermo tra scrittura, televisione, cinema e teatro, sta per rimettere i panni dell’ispettore Coliandro per la quinta stagione della serie tv culto. Sulla sua strada non solo assassini e psicopatici, ma anche il cantiere BoBo che, con la sua presenza, giocoforza influenzerà le riprese. Ma non in senso negativo: «Un inseguimento tra le ruspe? Bellissimo – sottolinea lui –. Ma vedrete che Coliandro piuttosto si fermerà lì, a contemplare i lavori assieme agli anziani».

Morelli è reduce dal palcoscenico di savignano sul Rubicone dove ha portato Bravo ragazzo, reading teatrale tratto dal suo esordio letterario (le pene adolescenziali del ‘quasi’ alter ego Raimondo Ricci). Nei giorni scorsi, invece, sulla sua pagina Facebook ha comunicato ufficialmente l’inizio delle riprese a inizio maggio (con un «Bestiale!» firma tipica) de L’ispettore Coliandro-Il ritorno. Cinque mesi a Bologna per sei puntate – da lunedì – , come anticipato dal nostro giornale. Copione di Carlo Lucarelli, regia dei Manetti Bros.

Tutto pronto per il 4 di maggio?

«Ci siamo andati molto cauti finora, in passato gli annunci ci hanno portato male, rischiavamo la delusione di tutte le persone che hanno a cuore Coliandro. Volevo dare io la notizia ufficiale, non tradiremmo mai i fan (gli scatenati ‘Coliandrizzati’, ndr). Ovviamente sono molto contento di tornare su questo set con il cast di sempre (tra le new entry si conosce solo il nome di Benedetta Cimatti, ndr), è un personaggio a cui tengo particolarmente».

Sei anni dopo com’è cambiato Coliandro?

«E’ inesorabilmente lui, anche se si vedranno i cambiamenti portati dal tempo. Ma saranno quelli i tratti distintivi, un uomo maldestro che cerca, invano, di evitare i guai. Malinconico e innamorato, travolto dagli eventi».

Sono annunciate donne killer e folli che tormenteranno l’ispettore. Sarà sempre centrale il rapporto con l’universo femminile?

«Quella delle donne è stata sempre una molla per Coliandro, con l’amore e il sesso al centro. Continuerà a cacciarsi nei guai a causa della donne».

Che Bologna ritroverà Coliandro?

«Una città bellissima, come sempre, con i suoi problemi e le sue tante anime. Non ci sono venuto tantissimo ultimamente, sono felice di riabbracciare il centro. Il cantiere? Mi hanno accennato, nessun problema per me».

Perché ha scelto di portare a teatro ‘Bravo ragazzo’?

«Amo raccontare storie e la scena ti permette di dare tutto: con un reading di un’ora non devi immaginare nulla. Il protagonista ce l’hai lì davanti e se già il libro permetteva un’identificazione a chi era adolescente negli anni ’80, ecco che a teatro il rapporto diventa ancora più stretto. Poi per me il contatto con il pubblico è fondamentale: in Bravo ragazzo interagisco con la platea anche con spettacoli di magia».

E’ stata la prima volta fuori da Roma. Perché non una tournée?

«Non avrei tempo, tra i mille impegni di cinema e televisione. Amo il vostro territorio e sono venuto molto volentieri. Di solito il mio habitat è il teatro sperimentale ‘Tognazza al Douze’ di Roma».

Il futuro, oltre al ritorno di Coliandro a novembre su Rai Due, sarà anche a teatro?

«Vediamo con dei monologhi, ci sto pensando. La voglia di raccontare è il mio fuoco».