Bologna, 14 febbraio 2019 - Confessa di non essere stato tra i fautori dello scioglimento dei Pooh, ma Dodi Battaglia non può certo lamentarsi di essere rimasto solista per forza. Perché da quando il chitarrista, entrato nella formazione con Roby, Stefano, Red (e Riccardo Fogli prima di lui) nel lontano ’68, è rimasto ‘single’ ha totalizzato la bellezza di settanta concerti l’anno, un numero esorbitante di sold out («tanto che ho messo come sigla del mio tour l’acronimo SO che sta per sold out e per standing ovation»), un disco live per il compleanno festeggiato con 26.000 invitati a Bellaria e un nuovo album che a marzo sancirà la consacrazione del Perle Tour che domani alle 21 sarà al Celebrazioni.

Meglio solo che accompagnato?

«Mi sto togliendo molte soddisfazioni e pur non essendo egocentrico, non mi dispiace avere i fari tutti puntati addosso a me. Il che comporta onori ma anche oneri, comunque ben compensati da 20.000 copie vendute del primo album, quello celebrativo, contenente i duetti con tanti big del pop nostrano, e dal successo strepitoso di questi concerti che saranno ripresi anche dopo l’estate, di nuovo anche sulle piazze dove il tutto esaurito ha lasciato tanti fan fuori dai teatri».

E che da marzo si potrà ascoltare anche da casa....

«Sì, abbiamo registrato il live di Roma ed è venuto benissimo, ma siccome sono un perfettino e voglio cavarne fuori un piccolo capolavoro, sto finendo di mixarlo e pochi giorni prima uscirà un singolo nel vecchio formato 45 giri in vinile bianco, bruciato già in prevendita, intitolato ‘Un’anima’ su testo dell’amico Giorgio Faletti. Correvamo insieme nella Formula Turismo e quando lui è venuto a mancare, sapendo di questa canzone, ho chiamato la moglie per dare visibilità a un vero pezzo d’autore. E lei un giorno me l’ha mandato: parole fantastiche e un accenno di musica, che io ho completato fino a renderlo una chicca».

A che cosa si riferisce il titolo Perle?

«Spesso, ancora quando suonavo con i Pooh, molti chiedevano brani che davanti a platee da palasport o stadi erano impossibili da proporre. Adesso, nell’atmosfera più intima e raccolta dei teatri, quelle richieste sono state trasformate in una scaletta da pelle d’oca. Tanto che dopo due ore e mezza, il pubblico chiede ancora musica».

Una bella rivincita su chi le ha negato Piazza Maggiore per il concerto del suo compleanno...

«Bellaria mi ha accolto con entusiasmo ed è stata una festa bellissima, come quelle che i bolognesi fanno al mare d’estate. Certo, a casa mia, l’emozione sarebbe stata alle stelle, ma evidentemente non ci sono state le condizioni».

Dodi Battaglia

Con quale criterio ha scelto la scaletta che propone live?

«Un giorno mi sono messo col mio agente in un albergo ad ascoltare col telefonino le canzoni cercando di captare le emozioni che suscitavano. Mi ero già appuntato qualche titolo, ma ne abbiamo trovate tante, belle e irrinunciabili, al punto che avrei già pronta anche un’ulteriore versione del concerto con le cosiddette seconde scelte».

Scorrendo il nome degli autori, il più ricorrente è Valerio Negrini...

«Tutto il tour è dedicato a lui, a cominciare dal sottotitolo che è ‘Mondi senza età’ proprio a sottolineare la sua capacità di raccontare in tre minuti un mondo. Con le sue parole riusciva a creare dei video, quando ancora i video non c’erano, e ti prendeva l’anima».

Quale canzone ha preso la sua di anima?

«‘Una donna normale’, un ritratto di periferia anni ’70 che mi fa scendere una lacrima ogniqualvolta la interpreto».

Con i suoi vecchi compagni che rapporto ha mantenuto?

«Ci sentiamo perché abbiamo ancora degli interessi in comune, ma è con Riccardo che ci frequentiamo perché abita a San Lazzaro. Ci vogliamo un bene dell’anima e ogni sera tifo per lui».

Lei all’Isola dei Famosi ha già mandato suo figlio Daniele, ora c’è Fogli. La prossima volta parte lei?

«No, no, per carità».

Ha visto Sanremo?

«Ero anche presente come rappresentante di Nuovoimaie e abbiamo decretato Mahmood vincitore ancora prima che lo diventasse per la platea televisiva. Il brano mi piace e al di là delle polemiche politiche o dei radical chic o dei giornalisti credo che meritasse di arrivare dov’è arrivato. Peraltro l’abbiamo scelto insieme al Volo e a Ultimo. C’abbiamo preso».

E di andarci personalmente a Sanremo ci ha mai pensato?

«C’è stato un tentativo di avvicinamento quest’anno ma fallito. E alla luce di quello che mi sta capitando non ho rimpianti».