Gianni Morandi e Stefano Bollani
Gianni Morandi e Stefano Bollani

Bologna, 1 giugno 2019 - Mette le mani sul pianoforte e sembra un gioco. Che siano Bach, ritmi brasiliani, i Beatles o le atmosfere anni Trenta, Stefano Bollani porta con sé il bagaglio di tutta la musica del passato, aggiungendo e tagliando, ficcando il naso nel presente. Maestro e anima del jazz italiano, è l’ospite più atteso del FestivaLove di Scandiano (Reggio Emilia) che chiuderà domenica sera con il suo concerto Piano Solo.

Un omaggio all’arte dell’improvvisazione, il suo; un one-man show dove tutto può accadere. Nessuna scaletta, nessun programma di sala, soltanto un flusso di coscienza musicale attraverso i tasti bianchi e neri, dove divertissement, riso ed emozione si mescolano in una sola grande creazione artistica. Ed è così che, sempre per gioco, il 47enne milanese spalanca anche le porte al Gianni nazionale.

Bollani, qual è il suo rapporto con la musica emiliana? Ha inciso brani di Gianni Morandi, penso a ‘Se non avessi più te’ o ‘Sono contento’. È uno dei suoi feticci per caso?
«Nel mondo della musica ci si incontra sempre tutti, anche se si è di ambiti diversi. Ma con Gianni Morandi non mi è mai capitato. In effetti mi piacerebbe, siamo solo a un grado di separazione. Ho sicuramente una passione per alcune delle sue canzoni. Se non avessi più te credo di averla incisa già due o tre volte, penso sia una delle più belle canzoni italiane mai scritte».

Quindi ci potrebbe stare un duetto tra di voi?
«Eh... Certo! Anzi, facciamo un appello a Gianni: incontriamoci!».

Nel corso della sua carriera ha saccheggiato tutta la musica italiana popolare, in particolare quella napoletana. Ma il liscio, quando?
«Oh, ha ragione. Il liscio prima o poi andrebbe affrontato. Manca, è una cosa che fanno in pochi. Ho un amico che ha messo in piedi il gruppo Extraliscio, che adesso imperversa per la Romagna. E quando li ho visti ho pensato: ‘Ecco, c’era un tassello mancante, qualcuno che prendesse il liscio per mano e lo facesse rivivere’. Un po’ come per la musica classica... Eh, va be’, se non lo fa nessuno lo farò io... Anzi, lo faremo io e Morandi».

Vent’anni fa un giovane Bollani iniziava a incidere i primi dischi con un emiliano doc come Ares Tavolazzi. Com’è cambiato in questi vent’anni?
«La musica cambia in conseguenza di ciò che fai nella vita, oppure il contrario... Non so se nasce prima l’uovo o la gallina. Quello che è rimasto intatto, di certo, è la gioia di salire sul palco e tirare il pubblico nella propria stanza dei giochi. Dire ‘venite qua, vi faccio vedere con questo pianoforte cosa si può fare, ditemi voi cosa suonare... Mettiamo assieme Heidi e Prokofiev e vediamo cosa succede’. Credo che lo scopo del gioco sia capire che è tutto un gioco».

A Napoli recentemente ha partecipato a uno spettacolo con Bolle e Bocelli. A parte la musica, qual è l’arte che sente più vicina?
«Sono appassionato di cinema e letteratura. Il mio gemello ideale nella musica è la parola. Sono ispirazioni costanti, guardo un film al giorno».

Ha mai pensato di diventare autore di colonne sonore?
«Ecco. Si può fare un altro appello: io e Morandi ci mettiamo a fare una colonna sonora col liscio. Perché non é mai capitato... Ma mi piacerebbe molto lavorare su un film».

Bollani che suona alla Scala, con grandi direttori e orchestre sinfoniche. Il jazz che entra nei conservatori. Che cosa sta accadendo alla musica classica? È considerata troppo noiosa?
«Il jazz comincia ad avere una certa età ed è chiaro che diventi un classico. Piuttosto il pericolo nel chiamare classico tutto ciò che fa parte del passato è di relegarlo in un angolino: ne facciamo un monumento e non ce ne occupiamo più; ci si posa sopra la polvere oppure i piccioni. Per cui c’è da sperare che il mondo della musica trovi anche altri vocaboli per definirsi».