Trent’anni fa finiva L’Isola nel Kantiere e da Bologna prendeva il volo il rap

La straordinaria avventura del lo spazio occupato su piazzetta San Giuseppe, sgomberato pacificamente a settembre 1991 Ci abitava Dave Grohl, che lasciò gli Scream per amore e si fermò lì. Sperimentazioni, grandi band e un’eredità che non finisce

Dave Grohl, polistrumentista, prima batterista dei Nirvana poi fondatore dei Foo Fighters
Dave Grohl, polistrumentista, prima batterista dei Nirvana poi fondatore dei Foo Fighters

Bologna, 17 agosto 2021 - È stata a lungo la ‘casa’ bolognese di Dave Grohl , il batterista prima dei Nirvana e poi dei Foo Fighters , che lì abitava mentre frequentava i tatuatori locali, è stato il palco ove ha esordito come cantante Neffa , dopo aver suonato la batteria con il gruppo punk Negazione , ed è stato il luogo dove è nato il rap italiano, grazie alla casa discografica indipendente Century Vox, la prima a portare l’hip hop ‘politico’ a un pubblico molto vasto.

Basterebbe questo, ma si potrebbe aggiungere molto altro, per fare dell ’Isola nel Kantiere , una esperienza, unica in Italia, di spazio occupato fortemente caratterizzato da una vocazione artistica. Il piccolo, angusto ambiente, che si apriva sulla piazzetta San Giuseppe, sul retro di quello che era allora il cantiere dell’eterno restauro dell’Arena del Sole, occupato nel 1988, fu sgomberato pacificamente 30 anni fa, nel settembre 1991, in una città ancora immersa nella pigrizia estiva e, soprattutto, svuotata della popolazione di studenti universitari che dell’ Isola costituivano, sin dall’inizio, il vero cuore.

In quelle sale, in un arco di tempo molto breve, si svilupparono sperimentazioni tecnologiche, con incontri dedicati a un utilizzo ‘ribelle’ dei computer, arrivarono le più importanti band della scena punk internazionale, molte delle quali decisero di fermarsi in città. Come avvenne, appunto, per Dave Grohl, allora componente del gruppo Scream: facendo lavoretti saltuari, come ridipingere le pareti di uno studio di tatuaggi in via Solferino, decise di rimanere sotto le Due Torri. Giorni per lui felici e formativi, che ha ricordato durante l’ultimo concerto dei Foo Fighers all’Unipol Arena nel 2015.

 

Ma, soprattutto, l’Isola nel Kantiere fu la principale fonte di ispirazione dell’ Isola Posse All Stars , il gruppo che fece di Bologna la prima vera capitale del rap italiano, con la pubblicazione del disco autoprodotto ‘Stop al panico’ , una lunga sequenza di rime serrate, scandite sui ritmi incrociati di batterie elettroniche, che raccontavano di una città immobile sotto una cappa di paura per l’imperversare degli assassini della Uno Bianca, smentendo, come dice una frase diventata famosa del brano, la ‘leggenda’ del capoluogo emiliano come ‘Isola felice’.

 

Fu talmente importante, per l’immaginario giovanile, quello che accade lì, da dare il nome, nel 1994, all’avventura del Link di via Fioravanti, acronimo che sta proprio per L’Isola nel Kantiere.

Molto rimane oggi di quei mesi vitali, soprattutto nel mondo del rap, che qui fu celebrato da un disco uscito nel 1994, SxM , dei Sangue Misto , composti da DJ Gruff , Deda e Neffa , un album considerato ancora oggi dai giovani rapper delle nuove generazioni, il ‘manifesto’ di una maniera di fare musica che affondava le sue radici in quello che gli artisti chiamavano un’clima di tensione ’, dove le vie di Bologna diventavano rappresentazione simbolica di una protesta che affidava alle arti il suo ‘messaggio’.