Bologna, 29 novembre 2019 -  Bologna, 29 novembre 2019 - Sabato 30 novembre pubblichiamo assieme a QN, il Carlino, La Nazione e Il Giorno uno speciale per celebrare la mostra 'Noi, non erano solo canzonette' che resterà aperta fino al 12 aprile 2020 a Palazzo Belloni di Bologna. Nello speciale abbiamo raccolto i ricordi di protagonisti di oggi che rivivono (sempre sull'onda della musica) il loro ieri. Che poi è anche il nostro. Ecco quello di Cinzia Th Torrini. 

Lilly… Lilly... Lilly... di Antonello Venditti. Questa canzone ha un valore importantissimo nella mia vita. Se sono diventata regista tutto è partito da questa canzone…Per il mio secondo anno di Università, 1975/76, visto che studiavo lingue e letterature straniere, avevo convinto i miei genitori a lasciarmi iscrivere all’Università di Monaco di Baviera e in seguito anche i professori italiani a riconoscermi l’anno che avrei studiato in Germania. In mente avevo un disegno ben preciso. La mia vera aspirazione era presentarmi agli esami per essere ammessa nella stessa città alla prestigiosa Accademia di Cinema e televisione (Hochschule für Film und Fernsehen). A Firenze, ad una rassegna sul cinema tedesco, avevo visto dei film di registi tedeschi come Fassbinder, Herzog e Schlöndorff che mi erano piaciuti e avevo scoperto che loro insegnavano là.

Per essere ammessa c’erano 4 prove da superare, su 800 richieste ne ammettevano solo 40 per un percorso di studi di 5 anni. Ricordo che feci firmare un contratto a mio padre, dove, se mi avessero ammessa, mi avrebbe mantenuto durante gli studi. Lo firmò, perchè era convinto che mai mi avrebbero preso. Una delle prove era saper raccontare una storia che avesse una tematica sociale e che raccontasse un percorso drammaticamente forte. Avrei potuto raccontarla con un filmato in super 8 o con un racconto fotografico. A quei tempi la video-camera non era alla portata di tutti e meno che mai esistevano i telefonini! Essendo sempre stata la fotografia la mia passione, a casa avevo addirittura in soffitta un posto attrezzato a stampare le foto, pensai che l’avrei raccontata con una serie di fotografie.

Avevo tremila idee, ma nessuna mi sembrava abbastanza forte. Fu mio padre che al telefono mi disse di aver ascoltato una canzone alla radio che mi avrebbe ispirato. Era “Lilly” di Antonello Venditti. Me la mandò in una audio cassetta con la posta. Non so quante volte l’ho ascoltata… Alla fine uscì fuori dalla mia penna una sceneggiatura ispirata dalle emozioni che mi trasmetteva ogni volta che la facevo suonare. Decisi di ambientarla a Firenze, la mia città, sarebbe stata più particolare pensai. Dovevo fare il mio casting. Dal momento che vivevo a Monaco e i miei protagonisti dovevano essere stranieri, fermai all’università una ragazza che poteva avere le caratteristiche di Lilly e un bel ragazzo conosciuto in un parco che pur di farsi un viaggio a Firenze accettò volentieri.

Per due giorni scattai loro tantissime fotografie. Tornata a Monaco mi rinchiusi nel laboratorio fotografico dell’università dove sviluppai e stampai le foto. Per rendere la storia più cinematografica ad ogni foto in sovrimpressione misi sopra e sotto “i denti” della pellicola così che sembrasse un film (video). Ero riuscita a superare le prime prove e mancava soltanto l’ultimo esame, quella decisivo! Ricordo che quando qualcuno mi chiedeva cosa facessi in Germania, per l’emozione, tremandomi la voce dicevo che stavo facendo gli esami di ammissione per diventare regista. Era assolutamente quello che avrei voluto fare nella vita! Finalmente lo sapevo! Consegnai l’album con le foto che raccontavano la mia storia ispirata a Lilly e per dare un’emozione in più agli esaminandi, come colonna sonora, acclusi anche la cassettina audio della canzone consigliando loro di ascoltare guardando le foto!

Dopo mesi di attesa arrivò la lettera. Ero stata scelta! Mio padre con una lettera tentò di farmi tornare a casa, di ricordarmi che ero una donna, avrei dovuto pensare a creare una famiglia. Con una lettera infuocata gli risposi che lui mi aveva insegnato ad inseguire la mia propria realizzazione e non mancava un accenno al nostro contratto. Io avrei iniziato a studiare regia e nessuno mi avrebbe fermato. La canzone “Lilly” di Francesco Venditti è stata quindi un elemento decisivo ad un bivio importante della mia vita!