Bologna, 29 novembre 2019 - Sabato 30 novembre pubblichiamo assieme a QN, il Carlino, La Nazione e Il Giorno uno speciale per celebrare la mostra 'Noi, non erano solo canzonette' che resterà aperta fino al 12 aprile 2020 a Palazzo Belloni di Bologna. Nello speciale abbiamo raccolto i ricordi di protagonisti di oggi che rivivono (sempre sull'onda della musica) il loro ieri. Che poi è anche il nostro. Ecco quello de Il Volo. 

 My Way è forse la canzone che sentiamo più vicina, che più ci rappresenta. È la canzone della scoperta, dello stupore bambino verso un certo tipo di musica, di brani, di melodie. Si dice che My Way sia la canzone perfetta, un cerchio che cresce, si espande, equilibrato, epico, per poi ritornare su di sé e chiudersi in maniera perfetta. E forse è proprio per questo piacere della circolarità, dei continui rimandi della vita, che i nostri concerti si concludono sempre con Felice di stare quassù, con te” (video), di quel colosso della musica italiana di Domenico Modugno.

Il nostro modo personale di dare la buonanotte a tutti gli spettatori, ma anche l’ideale chiusura di un percorso che nasce, inconsapevole, fin da quando eravamo bambini. Siamo convinti che ci sia chi canta meglio di noi e il nostro successo, soprattutto all’estero, è probabilmente dovuto proprio a ciò che cantiamo. Le “canzonette”, quelle che hanno tratteggiato tutta un’epoca del nostro Paese, abbiamo avuto il coraggio di intonarle fin dall’inizio della carriera, ormai dieci anni fa. Brani datati, che però tutti conoscono, amano, conosceranno ed ameranno. Anche perché, al di là della melodia, sanno raccontare un mondo, ricostruire una società forse oggi sognata e rimpianta.

E sanno trasmettere il nostro desiderio di fare musica e di farla conoscere a più persone possibile. Ognuno di noi ha le proprie preferenze, ciascuno i propri brani che ne hanno segnato l’infanzia e poi l’adolescenza. Napule è di Pino Daniele, Il cielo in una stanza di Gino Paoli e poi Sergio Endrigo, il grande Endrigo, con la sua Io che amo solo te. E ancora Claudio Lolli, o l’immensità autoriale di Lucio Dalla, i suoi testi pura poesia. È lì dentro che noi troviamo la “vera musica” o, come recita un nostro testo, la musica che resta.

Testimonianza e ricordo, dai piccoli eventi privati di ciascuno di noi ai grandi eventi sociali fissati nella memoria collettiva. Questo è il motivo che fin da subito ci ha spinti a cantare le canzoni “di una volta”, il sentirci parte della storia comune di un grande Paese come il nostro, e la voglia di perpetuare questo nostro patrimonio musicale per sempre. Ci sono fan da tutto il mondo che hanno imparato qualcosa della nostra lingua e della nostra storia proprio sentendo queste canzoni ai nostri concerti e siamo assolutamente fieri per questo. È quello che amiamo fare e che continueremo a fare, sempre con la stessa passione, impegno e, ovviamente, sempre a modo nostro. My Way, il cerchio che si chiude.