Gli Stadio omaggeranno anche Lucio Dalla con ‘La sera dei miracoli’
Gli Stadio omaggeranno anche Lucio Dalla con ‘La sera dei miracoli’

Bologna, 6 febbraio 2016 - Sarà un Sanremo “Made in Bo”? Magari sì, vista la presenza fra gli ospiti di Cristina D’Avena e di Ezio Bosso (torinese di nascita, ma scelto dall’Università per comporre e dirigere una composizione dedicata alla sua Magna Charta) e in gara degli Stadio e di un bolognese acquisito come Neffa. Anche se le maggiori speranze sono appuntate su Noemi, grazie a una canzone (e a un album) concepiti al Fonoprint sotto l’ala protettiva dello stesso Gaetano Curreri con il magico tocco di Celso Valli, arrangiatore e produttore dell’intero lavoro. «Quando Noemi mi ha detto: vengo a Bologna perché voglio incidere il mio più bel disco e lo voglio fare con te, la prima cosa che mi sono chiesto è stata ‘ci riuscirò?’», ammette la voce degli Stadio che proprio a Sanremo quattro anni fa duettò con la cantante romana Sono solo parole nella serata del Festival riservata alle collaborazioni.

«Sapevo che Veronica, pardon Noemi, da me voleva non solo un lavoro di gola e di mani, ma soprattutto buoni consigli. Ho provato a darglieli e ci siamo trovati in simbiosi perfetta. All’inizio era un po’ tesa, ma poi ci ha pensato il clima di questa nostra città a rasserenarla». A Bologna, ovviamente, è nato pure il nuovo album degli Stadio, Miss Nostalgia, nei negozi venerdì 12 e il 15 presentato da loro stessi alla Feltrinelli Ravegnana. Da esso affiora anche Un giorno mi dirai a cui Curreri, Pezzoli, Fornili e Drovandi affidano le sorti di questa loro nuova avventura in Riviera. La quinta all’Ariston, dove sono arrivati ultimi nell’84 con Allo stadio, ultimi nell’86 con Canzoni alla radio, (incredibilmente) quinti nel ’99 con Lo zaino (composta assieme a Vasco Rossi), penultimi nel 2007 con Guardami. Mentre il nuovo disco prendeva forma, Vasco s’è materializzato in più di un’occasione, e non solo perguardare, nello studio che possiede con Gaetano in via Emilia Levante e appare scontato che davanti alla tv (e, magari, sui social) farà il tifo per lui.

Curreri, com’è l’ebbrezza dell’ultimo posto?

«A Sanremo c’è una gara e una classifica, quindi fa parte del gioco. A essere sinceri, i posti di coda li abbiamo sempre presi con filosofia, tranne forse che nell’86 perché Canzoni alla radio era un pezzo importante, un po’ come quello di quest’anno. Allora non venne capito; parlava di ecologia della comunicazione. Di una mediazione tra il mondo e i sentimenti più vera di quella ci offre la tv. Dopo il Festival, però, volammo oltre oceano con Dalla per incidere DallAmeriCaruso e ci dimenticammo di tutto».

Ma “Un giorno mi dirai” non era la stessa canzone scartata dal Festival lo scorso anno?

«Sì è la stessa. E non voglio star qui a macerarmi sul perché l’anno scorso sia rimasta fuori e quest’anno no. Sanremo, infatti, a volte segue dinamiche incontrollabili. Va detto che lo scorso anno neppure la casa discografica fece pressione sugli organizzatori più di tanto, perché non c’era ancora un nuovo album e quindi mi ritrovavo in mano un fiore senza mazzo».

Poi cos’è successo?

«Quando all’inizio dell’estate Conti, a cui la canzone era rimasta in testa, mi ha chiamato per sapere se ero intenzionato a riprovarci gli ho proposto pure un altro pezzo, la stessa Miss Nostalgia che intitola il disco, ma lui - dimostrando di capire di musica - mi ha detto che quel brano non aveva bisogno del Festival e che la canzone giusta era Un giorno mi dirai».

Il pezzo racconta il rapporto tra padre e figlia. Ma lei non ha eredi...

«Fra me e Saverio Grandi (coautore del pezzo assieme a Luca Chiaravalli - ndr) il padre è lui. Io ho tre nipoti ormai adulte con cui parlo molto e quindi un po’ di esperienza me la sono fatta. Raccontando la storia di un padre che dialoga con la figlia alle prese con le sue prime ansie e le sue prime delusioni d’amore, finisci fatalmente per metterci un po’ della tua storia e del tuo vissuto».

Nella serata-tributo alla canzone italiana omaggiate Dalla...

«La scelta de La sera dei miracoli è stata istintiva perché, anche se la canzone racconta Roma, lo fa da un’ottica molto emiliana; quella di un Lucio che vedendo, la gente divertirsi e amare la vita come l’amiamo noi, arriva a cantare la Capitale quasi come fosse una Bologna in riva al Tevere».

Nel nuovo album c’è pure il sax di Dalla...

«Davanti alla nostra idea di reincidere Noi come voi, il maestro Beppe D’Onghia ha pensato di recuperare l’assolo fatto da Lucio nella versione originale del 1984 e di metterlo pure in questa. Miracoli della tecnologia».

Fra le canzoni nuove ce n’è pure una dedicata a Rimini...

«Già, anche se quando la canto in realtà parlo di Cervia e del mare in cui andavo a villeggiare da ragazzo».