La Filarmonica del Comunale in tournée in Giappone
La Filarmonica del Comunale in tournée in Giappone

Kyoto, 18 settembre 2014 - A tutti gli effetti è una prima mondiale con la particolarità che nasce in Giappone da una testa italiana, anzi bolognese, e che a Bologna tornerà nel febbraio 2015, sia pure con le indispensabili modifiche imposte dal cambio di location. Perché la Madama Butterfly che la Filarmonica del Teatro Comunale esegue in prima domani per il Kyoto Opera Festival al Castello Nijo, gode di uno scenario monumentale (costruito nel 1603 dallo shogun Togukawa Ieyasu è sito Unesco dal 1994, peraltro difficilmente accessibile e comunque mai prima d’ora destinato a spettacoli lirici) per ovvie ragioni improducibile altrove.

Così i 500 fortunati (e ben dotati finanziariamente, visti i costi dei posti) che potranno accomodarsi intorno al palco arredato con le scene di Stefano Iannetta, nelle due sere di recita, potranno dire di aver assistito a un evento davvero unico. Il regista Gabriele Marchesini, anche lui bolognese, affronta ogni giorno le incognite e gli imprevisti di una messinscena in gestazione e che unisce maestranze e masse artistiche dei due Paesi. Con l’aggiunta di un ulteriore elemento destabilizzatore rappresentato dal malore che ha colpito il direttore Hirofumi Yoshida martedì pomeriggio costringendolo a saltare due sessioni di prove e sottoponendo quindi anche l’orchestra ai salti mortali essendo passata la bacchetta al direttore del coro, Bruno Tirotta, che non aveva a disposizione nemmeno la partitura per tutti gli strumenti.

Ma poi basta soffermarsi a conversare qualche minuto con Marchesini per capire, dalle mille interruzioni, la concitazione del momento: i costumi forse pronti forse no, le parrucche pure, le prove luci spostate a notte fonda, l’orchestra ospitata in palestre e conservatori per non occupare il Castello prima delle 18. «E lì, data la sacralità del luogo — svela il regista — non si può né bere, neanche acqua, né mangiare, né fumare».

Ma le difficoltà logistiche e di realizzazione non scalfiscono minimamente l’entusiasmo del regista che si è portato come aiuto il figlio Emanuele: «È la prima volta che viene affidata a un italiano un’operazione del genere, con sinergia teatro-Filarmonica, un cast di cantanti italiano, un direttore giapponese come il coro e l’inserimento, a sottolineare il legame che voglio emerga chiaro tra le due punte più avanzate della cultura occidentale e orientale, al posto delle comparse, delle sette bambine in costume della scuola di danza tradizionale Kamogawa Odori’ che accentuano l’aspetto ieratico della rappresentazione».