Bologna, 7 ottobre 2018 - Ha pubblicato il suo primo ep a giugno, nelle piattaforme digitali, dove è registrato con il nickname Leòn. Cinque brani indie-pop con echi di contemporary r&b, che strizzano l’occhio alle produzioni d’oltreoceano. Poi si è presentato alle audizioni di X Factor con una cover di Frank Sinatra, conquistando una standing ovation e il pieno consenso dei giudici.

C’è anche Leonardo Parmeggiani nella rosa dei papabili concorrenti della 12esima edizione del talent di Sky. Il 19enne musicista bolognese, di Monteveglio, torna giovedì prossimo in tv per la seconda puntata dei Bootcamp, penultima sfida prima di conquistare un eventuale posto in gara. Non può rivelare gli esiti della serata, per ovvie richieste di riservatezza: ma l’emozione che ha provato durante i provini resta ancora vivida.

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Parmeggiani, la strada che l’ha condotta fino a ‘X Factor’?

«Sono stato contattato dalla produzione, tramite un ragazzo di Bologna che lavora ai casting. Era la prima volta che mi esibivo di fronte a un pubblico così numeroso. A parte un paio di concerti in provincia, e una serata all’Off l’estate scorsa, non ho grandi esperienze live».

Cosa ha provato salendo su quel palco?

«Molto emozionante, mi tremavano le gambe. Ci siamo presentati in studio alle 9 del mattino, i pensieri sono stati tanti durante l’attesa, c’erano la paura e l’ansia di sbagliare. Poi il tempo si è dilatato. Mi sono esibito dopo la mezzanotte, a quell’ora non ricordavo neanche più cosa fosse l’ansia!».

Che impressione ha avuto dei giudici?

«Sono stati molto gentili, mi hanno messo a mio agio facendomi delle domande su di me e sulla mia musica».

E di Asia Argento, ora sostituita da Lodo Guenzi, bolognese come lei?

«Mi è sembrata un giudice molto appassionato e competente, credo che sarebbe stata qualificata per questo contesto televisivo. Lodo in un certo senso è sempre stato di casa, per me. Mia sorella è una grande fan de Lo Stato Sociale, sin da quando facevano i concerti a offerta libera al Covo».

A X Factor ha portato Sinatra: scelta coraggiosa?

«Sono cresciuto musicalmente con musica ‘datata’, per la mia età: Bob Dylan, i Led Zeppelin, Bruce Springsteen, i Guns N’ Roses. Poi ho iniziato a esplorare i territori del jazz, del soul e del blues: quando su Spotify ho scoperto Fly Me to the Moon di Frank Sinatra, sono stato rapito dalla curiosità di reinterpretarla. Oggi è il mio cavallo di battaglia».

E come nasce ‘Mango’, il suo primo ep?

«Nasce dall’incontro con Mr Monkey, giovanissimo producer di Bologna noto per la collaborazione con Tredici Pietro (aka Pietro Morandi, figlio del Morandi nazionale, ndr). Mi ha contattato lui, mi aveva sentito in rete. Insieme abbiamo realizzato un singolo, Hand of broken heart, un brano melodico in cui duetto con la cantante Matilde Benuzzi. A questo è seguito l’ep, con un approccio a un genere più contemporaneo, pur mantenendo saldo quello che è il mio stile».

Quando ha iniziato a suonare?

«Avevo dieci anni quando ho preso in mano per la prima volta una chitarra. Ho seguito dei corsi pomeridiani e poi ho studiato clarinetto alle medie. Per il resto sono autodidatta. La passione per la musica l’ho ereditata da mio zio, che suonava in una band».

Cosa si aspetta da X Factor?

«Il mio obiettivo è quello di crescere artisticamente, di potere un giorno vivere di sola musica. Non aspiro necessariamente a diventare famoso... anche se questo, certo, resta il sogno di ogni artista».