Warriors, che festa (foto Busi-Warriors)
Warriors, che festa (foto Busi-Warriors)

Bologna, 8 luglio 2018 - Due anni dopo la retrocessione, i Warriors tornano nella massima divisione. E lo fanno dalla porta principale, dopo aver vinto il Silver Bowl, al Lanfranchi di Parma, contro i Pretoriani Roma, 30-14. Dalla porta principale perché i Guerrieri, nel corso delle ultime due stagioni, avevano ricevuto anche offerte, più o meno esplicite di ripescaggio. Ma tornare in Prima Divisione, senza meriti (se non quello di essere una società storica nel panorama del football americano di casa nostra e ben organizzata), non sarebbe stato nello stile e nel dna del gruppo.

Così i Guerrieri, allenati da Giorgio Longhi, si sono preparati a lungo e hanno chiuso la stagione con undici vittorie in altrettante uscite. L’ultima, la più difficile, quella che avrebbe dato la promozione, contro i Pretoriani, il miglior attacco della Seconda Divisione. Ma i Warriors hanno schierato una difesa così tosta e ben preparata che, i romani, hanno trovato due touchdown solo negli ultimi quattro minuti, quando ormai il risultato era fissato sul 30-0, grazie ai field-gol di Edoardo Gulisano e ai touchdown di Willo Scaglia, Ervis Cira, Nicolò Foresti e Mattia Parlangeli.

Dopo il successo il tripudio davanti a più di mille tifosi. Spumante, birra, rum e coca cola per rinfrescarsi e cominciare a pensare al futuro, quando i Warriors, probabilmente, dovranno tornare sul mercato americano. Due anni fa la retrocessione proprio per aver scelto una squadra di soli italiani. Scelta apprezzabile per far crescere i giovani del vivaio, ma in un campionato come quello italiano due stranieri possono fare la differenza e, i Warriors e il loro coach e stratega, Giorgio Longhi, sceglieranno un paio di elementi che aiutino i giovani a crescere.

Soddisfatto il coach dei Warriors, Giorgio Longhi, che era in campo, il 5 luglio 1986, quando i Guerrieri, al Dall’Ara, davanti a più di 24mila tifosi, vinsero il loro scudetto battendo 18-8 gli Angels Pesaro.

“Abbiamo centrato l’obiettivo prefissato - dice Longhi -. Ci abbiamo messo un anno di più, questo è vero, ma è vero anche che se fossimo andati in Prima Divisione nel 2017, avremmo avuto certo più difficoltà ad affrontare alcuni team. Il fatto di aver atteso ancora ci ha consentito di arrivare a questo appuntamento con una situazione migliore. In due anni nella seconda serie abbiamo giocato 21 partite con un record che parla da solo: 20 vinte e una persa. Ma, se l'anno scorso avevamo una macchina a due ruote motrici, ovvero la difesa, nel 2018 abbiamo trasformato la potenza del motore su quattro ruote motrici con un attacco in grado di segnare spesso sapendo bilanciare le giocate tra corse e lanci con una notevole abilità. Oggi abbiamo un team i cui due reparti si sanno supportare a vicenda e laddove uno avesse un momento di calo, arriverebbe l'altro a prendere in mano la situazione.

Ho guardato la finale della Prima Divisione e ho visto le migliori squadre. Certo che alcuni ragazzi italiani da entrambi le parti sono talentuosi ed esperti anche a livello internazionale, ma l’apporto degli stranieri è la vera discriminante; pertanto se questi Warriors dovessero andare nella Top Level, ci sarebbe bisogno di qualche aggiustamento. Ma per fare una bella figura, non vedo una differenza così abissale. Ci lavoreremo sopra e ne parleremo con la società per trovare tutte le migliori soluzioni possibili per confermare che Bologna occupa un posto speciale in questa disciplina sportiva a livello nazionale”.