Quotidiano Nazionale logo
14 mag 2022

Virtus Bologna Pesaro, il ricordo di Bianchini. “Storia e nobiltà“

“Non è un confronto che possa essere racchiuso in un episodio, ma un’epopea con la provincia che si ribella alla città aristocratica“

alessandro gallo
Sport
Valerio Bianchini, che oggi ha 78 anni, ha allenato a Pesaro a più riprese, regalando al club marchigiano il primo titolo della sua storia nel 1988
Valerio Bianchini, che oggi ha 78 anni, ha allenato a Pesaro a più riprese, regalando al club marchigiano il primo titolo della sua storia nel 1988

Bologna, 14 maggio 2022 - Valerio Bianchi ni ha un soprannome che significa tanto, tutto. E’ il Vate: il tecnico capace di sognare l’impossibile e, spesso e volentieri, di riuscire a realizzarlo. E’ l’allenatore capace di guardare lontano e di creare immagini suggestive. In una parola è il basket. Bianchini, domani cominciamo i playoff. "Bene". E si parte con Virtus Bologna-Pesaro. "Una sfida che non è solo un episodio, ma un’epopea. La rivalità tra la provincia e una città più strutturata. Mi viene in mente un coro che l’Inferno Biancorosso dedicava a Bologna. Magari non è proprio riportabile, ma aveva un che di poetico". Cos’è per lei Bologna? "L’aristocrazia della pallacanestro, la sfida con i ’pescatori pesaresi’. Che dopo aver dato l’assalto a Bologna ci provarono anche con l’impero milanese". Lei contro la Virtus . "Negli anni Ottanta e Novanta c’erano sentimenti come orgoglio, revanche. Aggiungerei ’odio sportivo’. Alla fine dei conti ci siamo divertiti tutti abbastanza. Tranne che in un’occasione". Finale scudetto 1994? "Proprio quella. Il caso Coldebella-McCloud. Continuo a pensare che la giustizia sportiva ci abbia penalizzati. Pesaro fu la squadra più danneggiata". Lei vinse lo scudetto a Pesaro nel 1988. "Giusto". E come assistente aveva un certo Sergio Scariolo. "Quella con Sergio è una storia molto più lunga. Era di stanza a Vigna di Valle con la nazionale militare. Aveva del tempo libero, veniva spesso a Settebagni, dove si allenava il Bancoroma. Ci siamo conosciuti lì. C’erano grandi affinità, lui bresciano, io bergamasco". Dopo il Bancoroma e la Nazionale lei va a Pesaro. "Dove trovo Sergio, che era già assistente di Sacco. Nacque un’amicizia vera e un senso di grande lealtà". Perché? "A Pesaro impazzivano per Aza Petrovic: faceva canestro da tre e poi rientrava in difesa mimando l’aeroplanino. Per vincere lo scudetto però serviva altro". E ...

© Riproduzione riservata

Stai leggendo un articolo Premium.

Sei già abbonato a Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione o Il Telegrafo?

Subito nel tuo abbonamento:

Tutti i contenuti Premium di Quotidiano Nazionale oltre a quelli de Il Giorno, il Resto del Carlino, La Nazione e Il TelegrafoNessuna pubblicità sugli articoli PremiumLa Newsletter settimanale del DirettoreAccesso riservato a eventi esclusivi
Scopri gli altri abbonamenti online e l'edizione digitale.Vai all'offerta

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?