Giocatori del Manchester United e dell’Atalanta in ginocchio contro il razzismo (Ansa)
Giocatori del Manchester United e dell’Atalanta in ginocchio contro il razzismo (Ansa)

Bologna, 29 novembre 2021 - In una settimana che si era aperta con le polemiche relative al video circolato in rete che vedeva come protagonista Felix Afena-Gyan, attaccante della Roma, che aveva provveduto personalmente a far spegnere sul nascere un incendio che iniziava già a divampare (dita puntate contro una frase sulle banane che a molti non era andata giù), il tema razzismo trova, purtroppo, casa anche in Emilia Romagna, e più precisamente a Bologna.
Nella sfida di ieri tra Saragozza e Real Basca (girone A di Terza Categoria), il fattaccio avviene nel secondo tempo, quando un calciatore della squadra ospite sembra abbia apostrofato con un epiteto dal chiaro contenuto razziale (ne**o di me**a) un giocatore del Saragozza.

Alle orecchie dell’arbitro, Vincenzo Cangemi della sezione di Bologna, quelle parole non arrivano. Parole che, però, colpiscono duramente il ragazzo a cui quella ignobile frase era riferita: una coltellata, metaforica, ma che per questo non fa meno male, che porta il giocatore del Saragozza a lasciarsi andare a un pianto che, più che liberatorio, sembra quello di una persona che deve espiare una situazione in cui non ha colpe.

Da lì la gara prende una piega inaspettata: il nervosismo atterra in campo e, dopo qualche minuto di parapiglia – in cui due giocatori, arrivati a muso duro l’uno con l’altro, si vedono sventolare un giallo sotto il naso – al 27’ del secondo tempo il Saragozza decide di ritirare la squadra, in piena solidarietà con il compagno a cui quelle frasi erano rivolte, abbandonando il campo nonostante i 20’ di gioco residui. In un periodo in cui, dalla Lega di serie A a scendere, l’attenzione, la cura e la mano dura nei confronti di situazioni del genere sono la prerogativa, è soprattutto la tristezza che coglie addetti ai lavori, giocatori e staff delle squadre quando si viene a conoscenza di notizie del genere, di fatti che, su un campo da calcio e più in generale nella vita di chiunque, non dovrebbero trovare spazio.

La scelta del Saragozza, che in queste prime dieci giornate di campionato aveva totalizzato dieci punti, rientra nel novero di quelle decisioni che vogliono alzare l’attenzione e accendere i riflettori su un male, quello del razzismo, che nonostante tutto rischia sempre di trovare nuovi veicoli di trasmissione. Le due squadre, divise in classifica da 6 punti, hanno dato vita a una gara – ma sarà chiaramente il giudice sportivo, dopo aver letto il verbale di gara di Cangemi, a dimostrarlo – che rischia di essere ricordata per motivi che con il calcio non dovrebbero avere niente a che fare.

Poco meno di due mesi fa, sempre dall’hinterland bolognese, aveva fatto sorridere, infondendo fiducia e speranza nelle nuove leve, la decisione del tecnico del Granamica under 15, Emanuele Brunetti, che nella sfida contro Zola Predosa aveva ordinato al suo capitano di correggere l’arbitro in merito a di rigore ingiustamente assegnato proprio alla sua squadra: una lezione di fair play e di buona educazione che aveva fatto giustamente notizia.
Dalla decisione del giudice sportivo, in questo caso, dipendono un po’ tutti: sia l’autore della presunta frase razzista sia, chiaramente, la squadra del Saragozza, che abbandonando il campo rischia di ritrovarsi sconfitta per 3 a 0 a tavolino.
Oggi, o domani al massimo, il giorno della verità: ma, al di là di tutto, fa purtroppo scalpore che pomeriggi destinati al calcio, al divertimento e alla passione vengano rovinati in questa maniera.