Lo stadio Dall'Ara per Italia-Spagna Under 21
Lo stadio Dall'Ara per Italia-Spagna Under 21

Bologna, 16 giugno 2019 - Negli intenti di chi ha organizzato per la prima volta nella storia nel nostro Paese una fase finale degli Europei Under 21 quella che comincia oggi e si chiuderà il 30 giugno, coinvolgendo gli impianti dell’Emilia-Romagna (Bologna, Reggio Emilia e Cesena, più la propaggine extra territoriale di San Marino) e Friuli Venezia Giulia (Udine e Trieste), dovrà essere soprattutto una festa di calcio, di stadi e di piazze, dove l’imperativo categorico della vittoria a tutti i costi potrebbe perfino scivolare in secondo piano rispetto all’importanza di veicolare valori come il fairplay e il rispetto dell’avversario.

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Chissà se sarà dello stesso avviso Gigi Di Biagio, inossidabile cittì degli azzurrini che è al timone dell’Under 21 dal lontano 2013 e che oggi guida una corazzata che mai come questa volta avrà tutti gli occhi puntati addosso. Della serie: aspettative e pressione a mille. E i motivi non mancano. Non vinciamo il titolo continentale di categoria dal 2004, quando l’Italia di Barzagli, De Rossi e Gilardino, pilotata in panchina da Claudio Gentile, stroncò per 3-0 in finale la Serbia-Montenegro. Giochiamo in casa, con i favori del pronostico più o meno equamente spartiti con Spagna, Inghilterra e Francia, ma anche con quella spinta in più che inevitabilmente assicurerà il fattore campo, a cominciare dall’urlo dei trentamila che questa notte sospingerà gli azzurrini proprio contro la Spagna nel catino infuocato del Dall’Ara, in una gara d’esordio del girone che, vista la formula ristretta del torneo, vale già come un ‘mezzo’ quarto di finale.

Ma poi c’è l’aspetto tecnico. Poter schierare, in un colpo solo, i vari Mancini, Barella, Zaniolo, Chiesa Kean e Orsolini, tanto per citare una degna rappresentanza della meglio gioventù della serie A che già monopolizza i sogni di mercato degli italiani, è un privilegio di pochi. Riuscire a fonderli col gruppo storico degli azzurrini senza infrangere le regole non scritte dello spogliatoio e dunque trasformando una selezione in una squadra è invece tutto un altro paio di maniche. Vero è che gran parte di questi talenti è cresciuta sotto l’ala di Di Biagio e che il salto al piano superiore con la Nazionale maggiore di Roberto Mancini è stato fatto nel solco della filosofia della condivisione, che è il nuovo credo, fin qui foriero di successi, a cui si ispira la Federazione. Resta il fatto che rompere un digiuno da primato continentale che dura da tre lustri è un’impresa ricca di suggestioni ma pure di incognite. Trovarsi subito di fronte lo scoglio Spagna, la Nazionale che a livello di Under 21 popola da anni i nostri peggiori incubi, non è una maledizione bensì una formidabile opportunità. L’opportunità di dimostrare che, come insegna l’Italia del Mancio, c’è un tiki-taka all’italiana che può inaugurare un nuovo ciclo vincente. 

AGGIORNAMENTO Com'è andata la sfida tra Italia e Spagna