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Il commento. Un Italiano vero per valorizzare un patrimonio

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Un Italiano vero per valorizzare un patrimonio

Un Italiano vero per valorizzare un patrimonio

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Un Italiano vero. Così lo racconta chi lo conosce bene. Anche se è nato a Karlsruhe, in Germania, il nuovo tecnico del Bologna risponde all’identikit di Toto Cutugno. O meglio, allo stereotipo di un popolo che fa di necessità virtù, che sa inventarsi soluzioni imprevedibili e fantasiose per raggiungere i propri obiettivi. Anche quando la sorte non gli regala il meglio.

È successo con lo Spezia (stessa squadra dove è transitato Motta), è accaduto con la Fiorentina, mantenuta ad alta quota nonostante la partenza del rodomonte Vlahovic verso la Juve. Uno che colleziona finali europee con Belotti e Nzola dev’essere un bravo gestore del patrimonio tecnico. E anche un allenatore che non entra in rotta di collisione con la società per questioni di mercato.

Sono caratteristiche importanti che allontanano Italiano dalla figura di Motta e dalle sue silenti ribellioni a Sartori. L’esclusione di Karlsson dal gruppo-guida della squadra ha tolto al Bologna il pezzo più pregiato del mercato scorso, almeno in termini economici.

Situazioni del genere non credo possano ripetersi con Italiano. Lui è abituato a tracciare una linea tecnica, ma poi si fida delle scelte societarie, cerca la sintonia e non il contrasto dialettico.

Un atteggiamento possibilista che il sor Vincenzo si porta anche in campo. Perché la squadra non sempre è uguale a se stessa, anche se lo spartito di base impone aggressività e possesso palla. Le delusioni e i rimpalli del calcio hanno spinto Italiano a sviluppare un gioco più vario e meno rituale di quello di Thiago. Senza mai rinunciare alle manovre verticali e ai cross dalle fasce, due variabili sempre rare nel vangelo di Motta.

Certo che il mister siculo-tedesco-italiano apprezzerebbe più di ogni altro le conferme di Zirkzee e Calafiori, ma i giochi di mercato si fanno sempre più intricati e ora la Juve bussa pure per Aebischer. Credo che Saputo e Sartori troveranno il punto di equilibrio fra la tentazione economica di una rivoluzione e le certezze tecniche già conquistate. Toccherà al nuovo allenatore il complesso lavoro di ricostruzione, nella scia di Motta. Ma con le aspirazioni e le idee di un Italiano abituato a lottare per conquistarsi un posto al sole.

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