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1 mag 2022

Leonard: la finale di Korac e l’Aquila più bella

Nel 1977 sulla panchina c’è John McMillen: la Effe chiude al terzo posto e lo slogan del gruppo biancoblù è "Andiamo a divertirci"

alessandro gallo
Sport

di Alessandro Gallo Scompare a soli 24 anni, in un residence di Canobbio, in Svizzera. E una storia, riguardo alla morte, tutta da riscrivere. Fessor Leonard (nato a Columbus il 19 giugno 1953), 68 presenze e 1.603 punti, è il protagonista di una delle Fortitudo più povere (economicamente) e più belle di tutti i tempi. C’è lui nella squadra che, nel 1977, conquista il terzo posto in campionato, raggiungendo la finale di Coppa Korac, persa a Genova, contro la Jugoplastika Spalato, non senza polemiche. La sua scomparsa, il 20 febbraio 1978, è riportata con enfasi sui principali quotidiani. Che non gli rendono giustizia ma, al contrario, dipingono uno scenario discutibile. "Leonard ucciso dalla solitudine", è forse il titolo più morbido. Emerge, in quel freddo inverno, l’immagine di un tossicodipendente, di un gigante troppo fragile. Ci ha pensato Lorenzo Sani, nel suo "Vale ancora tutto" (Minerva Editore) a rimettere a posto le tessere del puzzle. In Svizzera Fessor non trova lo stesso calore che ha conosciuto a Bologna. Si chiude in se stesso e, alla vigilia del Natale 1977, si trova protagonista di uno strano episodio. I compagni sono rientrati in patria, lui no. E’ protagonista, stando alle cronache del tempo, di un alterco con una signora di 74 anni. Lui finisce in galera per qualche giorno, nonostante non ci siano tracce di denunce a suo carico. Si parla di spintoni, di aggressione. Fessor fatica a farsi capire dalle autorità elvetiche: esce provato da quella esperienza. Rinchiuso in una camera di sicurezza due metri per due, con un letto di 180 centimetri (poco per chi sfiora i 2,13). Si parla anche di droga, si cita l’episodio che vede protagonista Bob Elmore, lo straniero dell’Eldorado Roma deceduto per l’assunzione di sostanze stupefacenti. Leonard muore sì, ma ucciso dal monossido di carbonio, perché in tasca ha già il ...

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