La squadra di volley del Brasile
La squadra di volley del Brasile

Bologna, 21 settembre 2018 – La dolce condanna di ritrovarsi costretti a vedere sempre e soltanto i migliori. Bologna non può schierare da troppi anni una squadra nella massima serie sotto rete, eppure Bologna è un teatro che il grande volley continua a cercare con insistenza quando si tratta di offrire spettacolo. Perché la Fipav, la Lega e adesso anche la Fivb sanno benissimo che la piazza risponde benissimo, quando il richiamo è all’altezza. E’ stato così per la World League di un Italia-Brasile memorabile ai tempi di Giani e Montali, è stato così ai tempi del primo V-day storico, la finale scudetto in gara secca del 2010, è stato così ancora contro brasiliani e serbi in World League, per le finali di Coppa Italia maschile e femminile.

Oggi al PalaDozza ci sono solo i campioni olimpici in carica, per proseguire tenendo alto il livello. Scatta il girone bolognese della seconda fase del mondiale italiano, gli azzurri non sono al Madison perché era scritto nelle regole, che avrebbero dovuto giocare a Roma, Firenze, Milano e si spera anche a Torino, sede delle partite per le medaglie. Ma la prevendita dei biglietti è andata bene, perché la gente sapeva che sarebbe potuto arrivare (come è successo) il Brasile di Bruninho, perché sotto le Due Torri è arrivato un ex ct azzurro come Andrea Anastasi, che contro la Zinella giocò sfide epiche da giocatore e oggi guida il Belgio: «Vogliamo arrivare più in alto possibile, ma dove non lo sappiamo. In questo momento non ci facciamo domande – ha detto Anastasi ieri –, spero che la sfida di domenica con il Brasile diventi un match da dentro o fuori per andare a Torino».

Non ce l’ha fatta ad arrivare a Bologna l’Argentina di Julio Velasco, che qui è di casa perché si è stabilito sopra Ponte Ronca.

Il Brasile, che si allena alla Pallavicini dove nel mondiale calcistico di Italia 90 aveva il suo quartier generale la Colombia di Valderrama e Higuita, è semplicemente il massimo del volley degli ultimi vent’anni, quelli passati dall’ultima vittoria dell’Italia. Hanno cambiato giocatori, adesso anche ct (c’è Dal Zotto al posto di Bernardinho), ma i carioca non hanno mai perso l’abitudine alla vittoria. La chiave di tutto è il genio del regista Bruninho, che a Modena regalò nel 2015 la Coppa Italia proprio al PalaDozza, e ora è passato a Civitanova.

Ci sono una forza della natura come Wallace e una dinamo di grinta come Felipe, c’è il gigante Lucas al centro, che ai ‘cestofili’ bolognesi ricorderà Pau Gasol. Il Belgio è emergente, la Slovenia è già emersa fino ad un argento europeo, l’Australia è terra di canguri giganti che ai mondiali ci sono sempre. Lo spettacolo è garantito, insomma.