Bologna, 7 maggio 2018 - Pochi lo sanno, ma l’esordio giornalistico di Oddone Nordio, per trent’anni giornalista sportivo e inviato del Carlino, avvenne come cronista d’assalto. Fu lui a segnalare per primo la tragedia del Vajont il 9 ottobre 1963 con una telefonata alla redazione centrale di Bologna. Allora era un giovane praticante presso la redazione di Belluno, avamposto del nostro giornale in terra veneta. La tragedia della diga che ha segnato un’epoca della storia italiana fu anche l’argomento del suo primo articolo.

Da questa esperienza di trincea giornalistica Nordio derivò una vocazione per la notizia e per i retroscena dei grandi fatti che cercò di applicare anche nel giornalismo sportivo. Approdato alla redazione diretta da Italo Cucci, negli anni Settanta, avrebbe seguito per oltre trent’anni le altalenanti vicende del Bologna. Quando toccò a me il ruolo di capo dello sport, Nordio era già diventato inviato. Seguiva la Juventus e la Nazionale di calcio, le intricate vicende del calcio scommesse e il mercato, sua autentica passione.

Nato ad Adria in provincia di Rovigo 80 anni fa, amava il paradosso e i giochi di parole e in redazione aveva sempre battute e sfottò irriverenti per tutti. Specie gli amici di elezione come Mario Rampa e Gian Paolo Marchetti. Raccontò quattro mondiali di calcio, il trionfo azzurro di Spagna '82, cinque Europei e numerose finali di Coppa Campioni. Non si è mai messo sul piedistallo, è rimasto un uomo semplice e diretto, innamorato della moglie Luisa e dei figli Susanna e Filippo. Dopo la pensione ha continuato a commentare in tv il suo Bologna con parole spesso taglienti e amore sincero per i colori rossoblù. La sua vecchia redazione si stringe forte alla famiglia. I funerali si terranno mercoledì alle 11 nella cappella della camera mortuaria  dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna.