Aleksandar Djordjevic, 53 anni, soffocato dall’abbracio di giocatori e tifosi (Schicchi)
Aleksandar Djordjevic, 53 anni, soffocato dall’abbracio di giocatori e tifosi (Schicchi)
di Alessandro Gallo Se Djordjevic, per qualche istante, dovesse essere il titolo di un film, sarebbe senza ombra di dubbio "A testa alta". Aleksandar Djordjevic è un allenatore felice, contento e orgoglioso. "Sono arrivato qua – racconta – per sfidare la storia. La storia gloriosa delle Virtus. Non era facile riportarla al top. Ci sono voluti due anni per arrivare a questi playoff e per vincerli. Sono orgoglioso anche di quello che abbiamo fatto lo scorso anno. E resto convinto che se si fosse andati avanti, nel 2020, questi playoff sarebbero arrivati...

di Alessandro Gallo

Se Djordjevic, per qualche istante, dovesse essere il titolo di un film, sarebbe senza ombra di dubbio "A testa alta". Aleksandar Djordjevic è un allenatore felice, contento e orgoglioso.

"Sono arrivato qua – racconta – per sfidare la storia. La storia gloriosa delle Virtus. Non era facile riportarla al top. Ci sono voluti due anni per arrivare a questi playoff e per vincerli. Sono orgoglioso anche di quello che abbiamo fatto lo scorso anno. E resto convinto che se si fosse andati avanti, nel 2020, questi playoff sarebbero arrivati prima". Parla del rapporto con i suoi ragazzi. Non si nasconde e usa la parola amore. "Voi non vi rendere conto di come abbia saputo reagire questo gruppo. Un’unità incredibile, granitica, c’è stata tra di noi una relazione sincera. C’è stato amore".

Il pensiero non torna tanto all’esonero, quanto alla semifinale di EuroCup. "E’ stata una delusione. Ma ci siamo arrivati dopo aver vinto 19 partite in fila. L’unico rimpianto che ho è che non eravamo fisicamente pronti. Ma abbiamo costruito la squadra che volevamo. Quella che volevo io, Paolo Ronci, Luca Baraldi. Quello che ci ha messo a disposizione anche Massimo Zanetti, che quando c’è stata l’opportunità di prendere Belinelli non si è tirato indietro".

Rivede tutti i suoi ragazzi. Parte dai suoi connazionali. "Teodosic e Markovic sono stati straordinari. Pajola è cresciuto tanto. Ricci, il nostro capitano, è stato un guerriero, con un’etica del lavoro pazzesca. Poi Abass, quando ha capito quello che volevamo da lui ha cambiato marcia".

Cita la crescita degli americani. Si sofferma sul sacrificio di Adams. "Un vero signore. Ha accettato la mia scelta di non impiegarlo senza battere ciglio. Senza polemiche. Poi non dimentico Tessitori".

La sfida, per lui, era con la storia. "Adesso, alla Porelli, ci sarà anche la possibilità di vedere altri volti, quelli dei miei ragazzi. Guardavamo in alto le foto: Cosic, McMillian, Villalta, Brunamonti. Poi gli allenatori, Peterson, Bucci, Messina, adesso ci siamo anche noi. Due mesi fa ho spiegato alla squadra chi era Richardson, cosa aveva fatto".

Resta il rebus sul futuro. Djordjevic glissa, ma lo fa senza nascondersi. "Forse non ho risposto a tutte le vostre domande. Domani vedremo. Abbiamo battuto Milano che per me ha un significato particolare. Perché Milano ha un nome particolare, perché ho casa là. Perché quando lascia il Partizan accettai di farlo per giocare a Milano". Torna sui suoi talenti. "Teodosic è un leader. Belinelli, quando è arrivato, ha subito portato qualcosa. Il secondo giorno, in palestra, non voleva più uscire dal campo. Sembrava che fossero tutti a gara-sette di una finale Nba".

Fende la folla, Djordjevic. Se ne va contento. Da oggi, probabilmente, comincerà a parlare del suo futuro.

Ha collaborato Filippo Mazzoni