Bologna, 8 giugno 2018 - Più che una magìa la settima edizione della Run 5.30 è stato un atto di fede. Dopo i tuoni e i fulmini e la pioggia battente della notte, c’era un po’ di scoramento. Anche il tam tam sui social - “si parte?”, “non si parte?”, “è annullata?” - faceva presagire il peggio.

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E invece, per un atto di fede ai limiti del miracolo - va detto che, dopo le 5, il cielo si è aperto - all’incrocio tra via Ugo Bassi e via Indipendenza si presentano in almeno 3mila. Più di uno su due (gli iscritti alla vigilia erano 5.500) è alla partenza (qualcuno arriva anche trafelato, con qualche minuto di ritardo, segno di una grande indecisione interiore…). Chi con l’ombrellino, chi sfidando tutto e tutti con la semplice maglietta tricolore dell’organizzazione, chi con una felpa d’accompagnamento (“perché con tutta questa umidità e la pioggia di stanotte è meglio essere cauti”, il commento più gettonato). Tutti con il sorriso, perché al fascino della Run 5.30, la corsa organizzata da Ssd Ginger e Uisp Bologna, non si può rinunciare.

SPECIALE RUNNING

Sulla linea della partenza ci sono Donatella Draghetti di Uisp, Marcello Ciurlo che ha disegnato il percorso. E ancora una quarantina di volontari Uisp, una decina di bersaglieri della sezione Aldo Chiarini e una ventina di scout del gruppo “La Mura 2”. Alle 5.30 in punto (starter Sergio Bezzanti) Si può cominciare. Non mancano i vip a cominciare dall’ex premier Romano Prodi (con lui anche il figlio Giorgio) nel gruppo con Matteo Laterza, direttore generale di UnipolSai, Stefano Dall’Ara, direttore delle partecipate di Coop Alleanza, Stefano Cavalli, dirigente di UnipolBanca e Pasquale Panzarino, manager UniCredit.

Ci sono anche personaggi dello spettacolo, come Roberto Malandrino (del duo Malandrino e Veronica) e dello sport, come l’ex giavellottista Cristina Marchi e il fondista Sebastiano Vacchi (diventato nel frattempo dirigente Carisbo dopo un ottimo passato nello sci nordico e alla sua settima, su sette tentativi, Run 5.30).

C’è il presidente onorario del Bologna Cricket Club, Mauro Guaragna. Sul percorso altri ragazzi che non si tirano mai indietro quando c’è da correre, Mirco Baroncini, Stefano Budriesi, Marco Briolini. Alessio Guidi, del gruppo “Passo Capponi”, per una mattina lascia a casa le scarpe da runner per dare spazio all’altra passione per la fotografia. Si corre sotto un cielo che finalmente si è placato, si corre con il sole, o quantomeno una parvenza, che comincia a fare capolino.

C’è anche il giallo del percorso perché l’arrivo sarebbe fissato alla fine di via d’Azeglio, allo sbocco con Piazza Maggiore ma, molti, spuntano da via dell’Archiginnasio perché tra via Santo Stefano e Piazza della Mercanzia qualche segnale deve essere stato spazzato via dalla pioggia. Chi taglia (senza saperlo, è chiaro) alla fine copre 4,91 chilometri, circa 400 metri in meno rispetto al percorso. 

Sul traguardo, intanto, si pensa che la gara, che non è competitiva, sia un testa a testa tra la famiglia Favaron, tra il più giovane Fulvio (il figlio) e il più esperto Tiziano (il papà). Il più lesto, in 16’20’’ (secondo più, secondo meno, non esiste un cronometraggio ufficiale in una non competitiva) invece è Luis Ricciardi, classe 1993, atleta dell’Acquadela che ha appena terminato un corso da parrucchiere e ora è in cerca di lavoro. Alle sue spalle i due Favaron, Fulvio e Tiziano, poi Alberto Bonvento (Pontelungo), Marco Acquaderni (Passo Capponi), Marco Mazzanti (Passo Capponi) e Mauro Luppi (Gnarro Jet). La prima tra le donne è Oksana Diamanti, dell’Atletica Blizzard di Tonino Donato. Poi, dopo questi arrivi in via d’Azeglio, si apre quel “buco” in via dell’Archiginnasio e si capisce che almeno un segnale deve essere sparito.

Ci sono ciliegie per tutti, come al solito, all’arrivo per una colazione spartana. E gli appositi contenitori per non lasciare sul percorso cartacce, bicchierini, fazzoletti e noccioli di ciliegia. E c’è anche il tempo, prima di tornare a casa per la doccia, per un selfie davanti al Nettuno.

Contemporaneamente, per la prima volta, dalla sede del Canoa Club, a Casalecchio, il via alla Paddle 5.30. Lo stesso spirito della Run, solo che, lì, anziché le scarpette, servono le canoe. Alla fine (le canoe e i partecipanti) saranno 68, un successone per il presidente dell’Uisp Gino Santi, che ha fortissimamente voluto questa prova alternativa, che riscuote entusiasmo, allegria e passione. Una prova che sarà ripetuto anche il prossimo anno, perché tra i 68 partecipanti (un centinaio complessivamente le presenze considerando i volontari e gli addetti alla colazione) almeno una ventina non erano mai saliti in canoa. Segno che c’è entusiasmo anche in questa direzione.

E alla fine - dice proprio Santi - nello spirito goliardico di questa iniziativa,  colazione all’americana con fagioli, uova, salsiccia e pancetta”. E il caffè, bollente, come digestivo. Anche questa è la Run 5.30 che, per la prima volta, all’ombra delle Due Torri, grazie all’Uisp, si è sposata nel migliore dei modi con la Paddle 5.30.