Da questa stagione gioca a Cassano Magnago (Varese) nel campionato di A1 di pallamano. Ma Giacomo Savini, che è nato a Bologna il 19 maggio 1998, non ha dimenticato la sua città e l’United, dove è cresciuto. Un giorno vorrebbe tornare – è anche un riferimento della Nazionale – per vincere e onorare nonna Maria, scomparsa da poco. Giacomo, quando ha iniziato? "Nel 2009, a 11 anni. Andrea Fabbri, tecnico...

Da questa stagione gioca a Cassano Magnago (Varese) nel campionato di A1 di pallamano. Ma Giacomo Savini, che è nato a Bologna il 19 maggio 1998, non ha dimenticato la sua città e l’United, dove è cresciuto. Un giorno vorrebbe tornare – è anche un riferimento della Nazionale – per vincere e onorare nonna Maria, scomparsa da poco.

Giacomo, quando ha iniziato?

"Nel 2009, a 11 anni. Andrea Fabbri, tecnico di pallamano, andava nelle scuole per reclutare ragazzi. C’eravamo io, Leban, Santolero e Toschi. Frequentavamo le Sanzio di via Abba".

Nessun altro sport?

"Cinque anni di atletica con il Cus Bologna e uno di rugby. Se non avessi scelto la pallamano, forse avrei continuato con il pallone ovale. Poi calcio e basket con la Pontevecchio".

Tanti sport, considerata l’età.

"L’anno del rugby, al Cus, era insieme con la pallamano".

Il suo ruolo?

"Centrale".

Tradotto per chi non conosce la pallamano?

"Come il playmaker nel basket o il regista nel calcio".

Prima gara in Nazionale giovanile?

"Nel 2013".

E nella Nazionale A?

"Settembre 2017".

Cosa studia?

"A Bologna mi ero iscritto a Scienze Motorie. Ma non è andata. A Varese ho scelto Storia Contemporanea".

E come va?

"Due esami sostenuti: 30 in Storia Contemporanea e 26 in Storia delle Scienze".

Progetti da grande?

"Interpretare la pallamano come professione. Magari con un’esperienza all’estero".

Ultima partita?

"Ci siamo fermati il 7 marzo".

Come stavate andando?

"Terzi, a un punto dalla seconda".

Il Covid-19 l’ha segnata.

"Si è portato via nonna Maria. Aveva 80 anni e stava bene".

Esperienza durissima.

"Non si è mai preparati, ma il virus ci toglie la possibilità di piangere i nostri cari. Un saluto in pochi minuti. Praticamente fuori dal cimitero. Straziante".

Era legato a nonna Maria?

"Tanto. Era orgogliosa di me. Ora voglio vincere qualcosa da dedicarle".

Quando finirà l’emergenza?

"Non lo so. Ritroverò la data, temo, nei miei libri di storia. Ma ne usciremo. E un giorno tornerò da giocatore a Bologna – dove vivo tuttora – per vincere qualcosa con l’United. Promesso".