Bologna, 24 settembre 2021 - Supercoppa, fresca di conquista sotto il braccio. In redazione, al Carlino, si materializzano il capitano della Virtus, Marco Belinelli, l’amministratore delegato della società bianconera, Luca Baraldi e il responsabile della comunicazione, Jacopo Cavalli. Ad attenderli il condirettore del Carlino, Beppe Boni e il capocronista, Valerio Baroncini.

"C’è voglia di ripartire – rompe il ghiaccio Luca Baraldi –, riaprire i palazzetti. I palazzetti sono luoghi sicuri il rischio concreto, oltre alle limitazioni attuali, è che la gente di disaffezioni alla pallacanestro o che riservi tutto alla tivù, togliendo quell’entusiasmo e quella passione che si respira nei palazzetti".

Arriva l’assist di Belinelli, che rinuncia a un tiro da tre, per approfondire la questione. "Ho firmato per la Virtus a dicembre – rammenta –. Ero reduce dalla bolla di Orlando, nella Nba. Di fatto la prima e forse unica vera esperienza con il pubblico l’ho vissuta a Kazan, in EuroCup. Senza il tifo è brutto. Luca si è speso bene: dalla tivù non è uguale".

Baraldi ricorda come un terzo degli incassi dal botteghino della serie A siano legati a Bologna: questo significa come soffrano le due realtà di Basket City. "Sono stato il primo a prendere una posizione netta – rivendica con orgoglio – Sono contento che Fip e Lega siano sulla stessa linea. Ma se agli autobus o al cinema si accetta una capienza dell’80 per cento, perché non ripetersi con i canestri?".

Già, i canestri. Belinelli traccia la linea sul campo. "L’obiettivo è l’Eurolega, vogliamo arrivarci. Sono capitano, è la prima volta che mi succede.. Ma non è cambiato tanto da prima. Mi ha fatto piacere alzare subito un trofeo ed essere indicato dai miei compagni. Per me è un onore anche perché vedo l’attaccamento di tutti. Abbiamo perso Udoh, non sarà facile sostituirlo. Felice di essere leader di un gruppo dove ci sono giocatori giovani, come Pajola e Mannion. Ragazzi di valore, che cresceranno ancora".

Di valore aggiunto , riferendosi al coach, Sergio Scariolo, parla Baraldi. "Con lui abbiamo fatto un salto di qualità. Abbiamo migliorato nella tecnologia l’area tecnica: ci sono telecamere che riprendono le azioni. E quando Sergio chiama timeout non serve la lavagnetta: ci sono gli ipad che mettono in evidenza le azioni". "E ci fanno subito vedere i nostri errori", se la ride Belinelli.



Riprende Baraldi. "Abbiamo una food room: i nostri giocatori arrivano alle 9 del mattino e tornano a casa nel pomeriggio". Poi si sofferma su due aspetti in particolare: l’impianto e la scelta degli italiani. "Confermiamo le nostre intese con l’Ente Fiera. Grazie all’impegno del dottor Zanetti vogliamo costruire un’arena. E lo dico a scanso di equivoci: un’arena per la pallacanestro. Non siamo interessati ai concerti, ma alla promozione del basket".

La proprietà, appunto. "Abbiamo iniziato un percorso che ci ha portato a vincere lo scudetto. Uno scudetto meritato, ma che abbiamo capito di poter vincere in corso d’opera. Il 99 per cento delle persone non si aspettava un successo del genere. Vincere non è facile, ma confermarsi è ancora più duro. Vorremmo confermarci in campionato – e il successo in Supercoppa ci regala fiducia e autostima – e inseguire l’Eurolega. Abbiamo investito sugli italiani perché hanno il cuore e possono fare la differenza sia in Italia sia in Europa".

Si chiude, giocoforza, sull’identità del prossimo straniero. "Intanto – chiosa Baraldi – ci tengo a sottolineare che la carriera di Udoh non è a rischio. La riabilitazione passiva la farà a casa, quella attiva a Bologna. Confido che possa essere nel nostro organico playoff. Poi arriverà un sostituto importante. Non possiamo sbagliare. Scariolo e Ronci sono al lavoro: abbiate un po’ di pazienza. Arriverà". Lo scudetto che doveva arrivare in cinque anni, in realtà, è arrivato in quattro: forse il nuovo americano è dietro l’angolo.