Gli striscioni contro Lugaresi
Gli striscioni contro Lugaresi

Cesena, 11 luglio 2018 - Mentre il presidente Giorgio Lugaresi manovra ancora per salvare in extremis la società dal fallimento, s’intensifca l’offensiva dei tifosi contro l’attuale dirigenza del Cesena calcio. Striscioni con aspre contestazioni verso il presidente ed espliciti inviti ad andarsene sono comparsi in diversi punti della città, dallo stadio al parco di Sant’Egidio, dalla zona di Gattolino fino al sottopasso davanti al centro commerciale Lungosavio.

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L’effetto è quello di acuire la spaccatura tra la tifoseria e la dirigenza, già evidenziata dal corteo della Curva mare di due settimane fa, apertamente schierato col sindaco per la soluzione di una nuova società. Intanto l’ex direttore dell’area tecnica Rino Foschi è ufficialmente tornato al Palermo, insieme a Maurizio Marin.

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«A parole sarebbe tutto a posto, ma non mi fido fino a che non vedo nero su bianco». Giorgio Lugaresi va avanti con i piedi di piombo, ma con determinazione, verso le imminenti scadenze dalle quali dipende il futuro dell’Associazione Calcio Cesena. 

Presidente Lugaresi, qual è la situazione?
«C’è un gruppo di imprenditori che vuole acquisire la maggioranza della società e, tramite un fondo d’investimento, hanno detto che garantiranno i 6,2 milioni di fideiussione richiesti dall’Agenzia delle Entrate per aderire alla ristrutturazione del debito, e tutti gli altri soldi necessari per avere le carte in regola per l’iscrizione alla serie B».

Qual è il termine ultimo, secondo voi?
«Lunedì prossimo, 16 luglio, quando saranno controllati i documenti che avremo fornito dopo la prima verifica che ci sarà domani, e che per noi sarà negativa».

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Ce la farete?
«Spero proprio di sì, anche se i ritardi comporteranno delle penalizzazioni».

Lei aveva convocato il consiglio d’amministrazione per oggi pomeriggio. Cosa racconterà agli altri consiglieri? 
«Quel che sta succedendo. Spero che entro il primo pomeriggio arrivi la documentazione della disponibilità finanziaria».

Da presidente del Cesena lei ha dovuto affrontare molte situazioni di emergenza...
«Mai come questa. E devo aggiungere che sono pentitissimo di essere tornato al timone del Cesena nel 2012».

Lei si è fatto molti nemici...
«Me ne rendo conto, e non ne capisco il motivo. Se la società fallirà io perderò tutto quello che ho, cosa potrei fare di più?». 

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Perché molti gruppi del tifo organizzato le si sono messi contro?
«Ci accusano di mancanza di trasparenza, ma nel nostro consiglio d’amministrazione ci sono due rappresentanti dei tifosi! Forse loro non sono riusciti a trasmettere all’esterno quello che noi abbiamo fatto e stiamo facendo».

Il clima si è fatto sempre più pesante, vicino a casa sua qualcuno a disegnato alcune croci e ha appeso un cappio...
«Di fronte a casa mia c’è un matrimonio, diciamo che sono per quello. Ma questo clima da ‘tutti contro tutti’ non mi piace proprio. Questa è una trappola preparata da tempo, fin dal gennaio scorso quando chiesi una mano al sindaco Paolo Lucchi e mi rispose “arrangiati”. Ma forse il progetto di mettere le mani sul Cesena, che non è mai stato allineato a nessuna parte politica, risale a molto più tempo fa».