Il castello di Casalecchio, aperto durante le Giornate Fai di Autunno 2019
Il castello di Casalecchio, aperto durante le Giornate Fai di Autunno 2019

Cesena, 10 ottobre 2019 - Sabato e domenica grazie alle «giornate Fai d’autunno» (che vede l’attivazione di itinerari tematici e aperture straordinarie di 700 edifici di pregio in oltre 260 città italiane), saranno accessibili al pubblico due costruzioni millenarie dell’entroterra Cesenate: il castello di Casalecchio e la Abbazia di San Salvatore in Summano, entrambi nel Comune di Sarsina. La delegazione di Cesena del Fondo per l’Ambiente italiano, presieduta da Alessia Zampini, inaugurerà ufficialmente l’ottava edizione autunnale, venerdì alle 17, presso il castello di Casalecchio, alla presenza dei proprietari e delle autorità locali. Accompagneranno i visitatori Sara Navacchia e Stefano Minotti, autori di una tesi sul maniero e gli studenti più meritevoli del progetto Apprendisti Ciceroni. 

Durante la serata si terrà un concerto di Valentina Donati e Dimitri Mazza. Ai partecipanti sarà richiesto un contributo di 5 euro; per gli iscritti Fai la serata sarà ad offerta libera. Sabato e domenica invece, le visite saranno per tutti ad offerta libera. A fare da guida i volontari Fai e 30 giovani Ciceroni del Liceo Monti, formati dalla docente Francesca Renzi e dall’architetto Sara Navacchia. 

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Il Fai di Cesena intende raccontare, d’autunno, storie inedite e percorsi immersi in un contesto paesaggistico di rara bellezza che possano fare rete con le tipiche sagre paesane che in questo periodo valorizzano i prodotti dell’entroterra e sono anch’esse veicolo di attrazione. 

Alessia Zampini, capo delegazione del Fai locale, perché queste due piccole località del Sarsinate? 
«Se in primavera promuoviamo la visita di dimore dei centri storici, in autunno il nostro territorio si presta a percorsi tra paesaggi boschivi e naturali. Vogliamo offrire una Sarsina meno conosciuta, non legata all’impronta romana o a Plauto che molti conoscono. Una storia di castelli e piccole chiese, tra devozione e leggende. Nei nostri piccoli borghi o nei territori un po’ più periferici ci sono luoghi raramente visitabili, di pregio architettonico, sconosciuti ai più o dimenticati». 

Quindi, il castello di Casalecchio apre i suoi portoni in via straordinaria.
«Certo, perché è di proprietà privata, ma le famiglie che lo hanno acquistato non vivono al suo interno». 

Quali sono gli elementi di maggiore attrazione? 
«E’ noto come Palazzo dalle 100 finestre, che cento non sono, ma che comunque punteggiano le mura di quella fortificazione difensiva della quale si ha traccia fin dal 1179, riadattata nel 1500 ad abitazione dai conti Bernardini della Massa. E’ stato abitato stabilmente fino al 1800. Gli affreschi non sono in buono stato di conservazione, ma belli sono il grande camino in pietra, le stanze da letto, il salone, una collezione di caffettiere. E come ogni castello che si rispetti pare ospitare impalpabili presenze». 

Se il maniero necessita di manutenzione, l’Abbazia di San Salvatore in Summano è invece restaurata. 
«La fine dei lavori è recentissima, sostenuti dal Comune di Sarsina con fondi europei. La comunità locale grazie agli Amici della Badia ha tenuto desta l’attenzione su quel luogo di preghiera per i pellegrini del cammino di San Vicinio, un luogo che anche per la sua natura incontaminata è stato riconosciuto Sito di Interesse Comunitario.Un manufatto antichissimo, anteriore al Mille, forse edificato su un precedente tempio pagano. Nel presbiterio rimane l’altare in marmo. Le decorazioni murarie invece, sono state asportate e custodite al Museo diocesano e in Cattedrale». 

Da anni vi avvalete come guide, anche di studenti delle superiori. 
«Sono giovani entusiasti di comunicare a loro volta quanto imparato. E’ un progetto educativo del Fai quello di avvicinare le nuove generazioni, responsabilizzarle al senso di appartenenza del nostro patrimonio». 

Un sogno nel cassetto in fatto di patrimonio locale? 
«Quello che uno dei tanti siti dei quali promuoviamo la conoscenza, venga acquisito tra i beni di proprietà del Fai. Siamo l’unica regione italiana che ancora non ha beni di sua proprietà. C’è solo l’imbarazzo della scelta».