Cesena, 30 dicembre 2011 - DA UNA QUINDICINA d’anni a Cesena e nelle province romagnole, durante le festività natalizie e nei tre mesi estivi, vengono ospitati presso famiglie che fanno parte dell’associazione Piccolo Mondo, diverse decine di ragazzi bielorussi. «Tutto ha preso le mosse da un articolo che oltre 15 anni fa scrissi per il Carlino — racconta Raffaella Candoli, giornalista pubblicista — sull’arrivo in una colonia di Cesenatico di piccoli ospiti provenienti dalla zone di Chernobyl, bisognosi di allontanarsi temporaneamente da quei territori ancora contaminati. Come avrei potuto restare indifferente, non farmi coinvolgere, io che avevo adottato qualche anno prima un bimba brasiliana, da quei piccoli che pur non avendomi mai vista e non potendo comunicare per via della lingua, si aggrappavano a me chiamandomi ‘mama’?».
 

Cosa la colpì, in particolare?
«Quei corpicini magri e pallidissimi bisognosi di aria pulita e cure sanitarie, a quegli occhi che bramavano una carezza».
 

Come reagi?
«Quell’incontro ha dato una svolta alla mia vita e da quel momento ho messo in moto, con un autentico salto nel buio, una serie di meccanismi che hanno consentito, negli anni, a parecchie centinaia di quei bambini e ragazzi orfani di trovare in Romagna delle famiglie accoglienti ‘a tempo’, che si fanno volontarie nel portare aiuti umanitari in istituti, centri di accoglienza, case-famiglia e ospedali di Minsk e altre regioni di quel Paese».
 

Perché l’accoglienza?
«La formula dell’accoglienza dello stesso minore presso la stessa famiglia, dai 7 ai 18 anni d’età, è sostenuta da molti, ma osteggiata da altri, o non condivisa: da parte della Regione ad esempio, per motivi che non comprendiamo appieno».
 

Perché la Bielorussia?
«Le povertà nel mondo sono tante e le condizioni di vita dei minori in Bielorussia non sono tra le più disperate: non ci sono fame e sete, pozzi da costruire o vaccini da somministrare. Tuttavia la Bielorussia è, tra i Paesi dell’Est Europa quello che conta il maggior numero di internat, ovvero orfanotrofi: circa 200, con una media di 100 giovani ospiti ciascuno, che via, via cercano di trasformarsi in case-famiglia; è un Paese nel quale si registrano maternità precoci e abbandono di neonati; dove le cure sanitarie sono insufficienti a far fronte a tumori e malattie dovute agli effetti perduranti (dopo 25 anni) del disastro nucleare. Ma, tanti danni produce una povertà più subdola, quella morale, per lo svilimento di valori parentali, per alcolismo, prostituzione, anaffettività».
 

Come vi siete organizzati?
«A Cesena e nelle altre città della Romagna organizziamo per questi ragazzi stages di apprendimento lavorativo, corsi formativi, una scuola di calcio e corsi di sport subacquei».
 

Come vi sostenete?
«Organizziamo iniziative, rigorosamente pubbliche, di raccolta fondi, mercatini, confezioniamo pacchi natalizi, vendiamo uova pasquali; e, ancora, presentiamo progetti per ottenere finanziamenti da enti locali, fondazioni bancarie, club service»
 

La Bielorussia è molto lontana, come vi muovete?
«Con ogni mezzo, macinando con camper e auto gli oltre duemila chilometri che ci separano da quel Paese: portiamo aiuti umanitari, costruiamo sul posto serre, laboratori di falegnameria e cucito, acquistiamo dotazioni sanitarie, sosteniamo la maternità di ragazze minorenni e lo studio di giovani meritevoli; portiamo in missione umanitaria dottori clown, art terapisti e attori per portare un sorriso e un po’ di ‘pedagogia sociale’ a quella marea di piccoli che hanno per padre e madre un Paese statalista, le cui vicende sono spesso occultate ai media e al mondo».