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30 mag 2022

Aggressioni ai sanitari, quasi 600 in 5 anni: "Denunciate le violenze in corsia"

Il presidente dell’ordine provinciale (Forlì-Cesena) lancia l’allarme

30 mag 2022
annamaria senni
Cronaca
RAVAGLIA CESENA INFERMIERI  INFERMIERE ALL' OSPEDALE BUFALINI
Cesena, aggressioni ai sanitari, quasi 600 in 5 anni: "Denunciate le violenze in corsia"
RAVAGLIA CESENA INFERMIERI  INFERMIERE ALL' OSPEDALE BUFALINI
Cesena, aggressioni ai sanitari, quasi 600 in 5 anni: "Denunciate le violenze in corsia"

Cesena, 30 maggio 2022 - Le aggressioni ai sanitari non si fermano. Il dato allarmante, pubblicato in questi giorni, delle 591 violenze denunciate in cinque anni (dal 2017 al 2021) negli ospedali Bufalini di Cesena e Morgagni di Forlì ha riacceso il dibattito a livello locale su un problema di non facile soluzione. La situazione più grave riguarda il nosocomio cesenate, dove nei 5 anni sono state denunciati 385 atti di violenza. Aggressioni verbali, fisiche e alle cose. Presi di mira naturalmente tutti gli operatori sanitari: dagli infermieri ai medici al personale Oss. Ma la cosa sconcertante è che non sempre i sanitari denunciano i gravi fatti di violenza subiti: nel 2017 sono state denunciate 29 aggressioni, 102 nel 2018, 136 nel 2019, 55 nel 2020, e 63 nel 2021. Le testimonianze arrivano da alcuni infermieri cesenati, la categoria maggiormente presa di mira. Episodi che risalgono al pieno periodo pandemico, quando di pazienza ce n’era poca.

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«In quel periodo abbiamo avuto a che fare con persone estremamente diffidenti – racconta un’infermiera del pronto soccorso del Bufalini – i pazienti si rivolgevano a noi in modo aggressivo e tanti avevano un atteggiamento di rifiuto alle cure. Un giorno una donna non vaccinata, che aveva chiesto assistenza al pronto soccorso, ha offeso un’infermiera e i presenti dicendo che ‘facevano tutti schifo’. Il problema per i pazienti era la lunga attesa". Episodi spiacevoli sono stati riportati anche dal personale preposto ai tamponi. "Le persone ti trattavano male e non capivano che anche noi eravamo stanchi della pandemia – racconta un infermiere tamponatore – c’era molta diffidenza da parte di chi veniva a fare il tampone e c’era la paura che non fossimo in grado di eseguire bene il nostro lavoro. I no vax, in particolare, manifestavano le loro idee con grande rabbia nei nostri confronti arrivando ad offenderci. Un giorno una donna mi disse: ‘cosa mi stai infilando nel cervello?".

Ma il problema è che i racconti sussurrati tra le corsie dell’ospedale, non sempre vengono riportati a chi di dovere. Nessuna segnalazione formale è stata fatta al presidente dell’ordine degli infermieri di Forlì-Cesena, Marco Senni. "Il tema della violenza è un tema assolutamente attuale, di cui l’ordine si occupava già prima della pandemia – dice Marco Senni –. Le aggressioni sono prevalentemente verbali, raramente sfociano in aggressioni fisiche, ma talvolta succede. E’ importante segnalarle e mettere in pratica le tecniche di escalation necessarie per ridurre il livello di tensione che si viene a creare. Nel nostro ospedale ci sono ci sono aree dove le aggressioni sono più frequenti. Pensiamo alla geriatria, al reparto di salute mentale, alle aree di emergenza e urgenza, come il pronto soccorso. Aree mediche in cui, per la tipologia del paziente, capita che si verifichino più spesso fenomeni aggressivi".

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