Arturo Villa aveva dato vita anche un sedicente ‘Istituto di ricerca contro il cancro Arturo Villa’ con sede nel suo appartamento
Arturo Villa aveva dato vita anche un sedicente ‘Istituto di ricerca contro il cancro Arturo Villa’ con sede nel suo appartamento

Cesena, 1 dicembre 2016 - Arturo Villa, il cesenate che voleva sconfiggere il cancro con le terapie alternative, è morto. Si è «disincarnato», come aveva paventato qualche suo commosso sostenitore, il 15 ottobre scorso presso l’Hospice di Savignano sul Rubicone dove, come lui stesso aveva comunicato il 27 settembre, era stato ricoverato ormai dipendente dalla morfina. Ma sulla sua morte fino ad ora è stato calato un velo fitto che per motivi non chiari ha lasciato incerti, disperati, addolorati, speranzosi e sconsolatamente orfani dei suoi post diverse migliaia di followers.

Sulla sua pagina Facebook si contano fino a 17 mila like. Ecco uno degli ultimi post, datato 27 settembre : «Sto per morire, devo accettarlo, dopo 4 anni sto perdendo la battaglia, è arrivata la mia fine non ho più speranze, mi dispiace per me, (dura da mandare giù), mi dispiace anche per voi, vi saluto amici, è stata una bella avventura, addio a tutti, sto per ricoverarmi nell’hospice, struttura che aiuta quelli come me a morire, peccato, 56 anni sono pochi, spero nella sorpresa dell’aldilà, ancora addio e grazie a tutti».

La battaglia che Arturo Villa stava combattendo aveva come antagonista un carcinoma epatico, diagnosticato nel 2012 con poche speranze di vita. Appena tre mesi. «Ma non morivo soddisfatto, non ero pronto» dirà tre anni dopo in una delle tante interviste sul web, la piazza virtuale dove ha vissuto ogni dettaglio, anche il più riservato, il più intimo, il più raccapricciante, della sua malattia. Arturo Villa però non vuol saperne di chemioterapie e decide di «seguire la strada meno battuta del bosco». «Sono un pazzo che si cura in maniera naturale tradizionale, non do consigli sulla salute altrui» si legge i cima alla sia pagina Facebook. Un chiarimento necessario perché già dai primi post (diagnosi, cartelle cliniche, risultato di esami, spurghi quotidiani, immagini di pustole, garze macchiate, il suo viso che si fa sempre più emaciato) è un delirio di sostenitori.

Arturo è anticonformista («Abbasso la chemioterapia che ha tanti effetti collaterali»), coraggioso, rigoroso e capace di esercitare una forte attrazione su chi lo segue. L’ansia intorno al tema della salute e della sopravvivenza fa il resto. Inizia con una testimonianza che è pura voglia di vivere ma poi, anche stimolato dalle centinaia di sostenitori, si trasforma in una sorta di guru delle terapie non convenzionali. Clisteri al caffè, argilla ventilata, aglio limone e zenzero, melatonina, cibi non contaminati, energia della mente, cannabis, campi magnetici, solo cibi crudi, l’acqua Kangen (prodotta da una macchinetta di cui lui rivenditore) e i ceci Ashkar che fasciati sulla pelle provocano fistole e buchi da cui dovrebbe essere espulse le particelle cancerogene. «Io onestamente non sono molto soddisfatto» scrive però dopo 7 settimane di ceci, lamentando anche dolori alle gambe, proprio dove i ceci vanno innestati. Ma fa ricorso anche «alla Madonnina da cui arrivano sempre spunti interessanti».

Alla sua già lunga lista di sostanze naturali c’è anche chi aggiunge consigli: impacchi con la terra («quella delle talpe»), mangiare solo legumi o solo cereali, bicarbonato, fegato di merluzzo, olio di semi di canapa, ma anche il reiki e un rosario fra tutti alla stessa ora. Lui fa generosamente da cavia e dalla cucina di casa sua mette in evidenza ciò che scopre di volta in volta, sotto l’egida dell’Irecav, letteralmente Istituto di Ricerca contro il cancro Arturo Villa. «Sto sconfiggendo il cancro» testimonia trionfante dopo due anni di lotta. E allarga la sua piazza virtuale: un blog e un centinaio di filmati su YouTube. Larga parte è dedicata alla macchina per produrre acqua Kangen di cui è venditore, e che costa da 1.500 a 4.500 euro. Un piccolo business. Forse non troppo redditizio visto che il 12 settembre parla di «momento difficile... Forse più avanti dovrò chiedere....». Ovviamente tanti si dichiarano disponibili.

Le sue comunicazioni però finiscono anche sui blog antibufala, oltreché in quelli dei predicatori del naturale ad ogni costo, ed è un massacro: «Da laureando in chimica mi sto sentendo male a leggere una tale quantità di cavolate» dice un post a proposito dell’acqua Kangen. Ma il vero problema è la salute di Arturo Villa. La situazione infatti precipita. Non è morto dopo tre mesi come gli era stato pronosticato, ma dopo quattro anni la malattia gli presenta il conto. Avrebbe vissuto meglio e di più se si fosse affidato alla chemioterapia? Ecco una sua dichiarazione che pare un testamento: «Prendete sempre tutto con le pinze, internet è fantastico, ti permette di raggiungere informazioni irraggiungibili per i comuni mortali, internet mi ha salvato ma in internet gira di tutto, dalla verità alla menzogna, dalla vera informazione alla disinformazione spacciata per informazione».

Intanto ai suoi sostenitori viene negata l’evidenza: Arturo Villa non c’è più, ha perduto la sua battaglia. Anche dopo la morte, però, arrivano post dove lui promuove entusiasticamente l’acqua Kangen. Perché si vuole rivestire di mistero la sua scomparsa? Non più di un mese fa (il 23 ottobre) è ancora una volta frustrata l’accorata ricerca di notizia da parte dei suoi followers e sul profilo di Arturo (che qui si presenta come Marco Sesanta) si legge (il post è stato poi cancellato), che «la situazione è critica e non c’è tempo né voglia di stare su Fb». In quasi duemila postano cuori e faccine piangenti.