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1 mag 2022

Bandiere e lacrime per Mario Guidazzi

Partecipazione intensa e commozione alle esequie al cimitero di Tipano. Il saluto con l’inno nazionale e gli stendardi repubblicani

andrea alessandrini
Cronaca

di Andrea Alessandrini

Dopo il saluto e l’abbraccio della città, superiore ad ogni previsione con la sfilata ininterrotta nelle camera ardente alla sala degli Specchi del Comune di venerdì, ieri c’è stato il commovente addio delle persone più intime e care di Mario Guidazzi, il segretario di consociazione del partito repubblicano cesenate morto a 78 anni mercoledi alla clinica Malatesta Novello, dopo aver convissuto per anni con una grave malattia.

Al nuovo cimitero urbano di Tipano si è tenuta la funzione religiosa con familiari, parenti e amici strettisi attorno alla moglie ’Didi’, ai figli e al nipote, a cui ha fatto seguito il saluto dei repubblicani nel piazzale della chiesa, in una calda giornata di sole. Oggi si sarebbe dovuto tenere il congresso comunale del partito, rinviato a data da destinarsi.

Numerosi gli amici di una vita convenuti per l’orazione laica di Giorgio la Malfa, l’82enne ex segretario del partito repubblicano, figlio di Ugo La Malfa, la bussola del repubblicanesimo di Mario Guidazzi, fin da ragazzo. La banda di San Giorgio ha suonato i canti repubblicani e molti hanno avuto la pelle d’oca.

È stato il segretario regionale Renato Lelli a introdurre la cerimonia con le bandiere repubblicane e mazziniane ringraziando l’amministrazione comunale per l’ospitalità che stata tributata al loro leader nella Sala degli Specchi, pur senza avere rivestito la carica di sindaco. Fu vicesindaco nella giunta di Giordano Conti (1999-2004), tra i presenti al commiato, ma la sua caratura politica e il trasversale apprezzamento lo hanno reso, pur uomo di parte, un patrimonio della città. È toccato poi al sindaco Enzo Lattuca portare un saluto e un ricordo molto affettuoso, oltre all’encomio per lo spessore politico di Guidazzi con il quale si è confrontato in questi anni, visto che il Pri è nella coalizione di giunta. "Quando lo incontravo - ha condiviso il sindaco - mi diceva sempre di portare un bacio ai miei figlioletti, lui che non ha potuto vedere il padre ucciso dai fascisti pochi giorni prima della nascita". "Mario che aveva così a cuore i parcheggi – ha aggiunto portando un sorriso – non ha fatto trovare posto nemmeno in quello del cimitero". Poi la solenne orazione di La Malfa, tra gli applausi, che ha reso onore all’amico Mario Guidazzi e risvegliato l’orgoglio dell’appartenenza e dell’identità repubblicana.

Tanti hanno pianto. "Io ero stretto a Edera Spinelli, ci sorreggevamo a vicenda, e ho buttato fuori quello che avevo trattenuto in questi giorni preso dall’organizzazione della camera ardente e dal resto – racconta il consigliere comunale Luca Ferrini –sono uscite tutte le lacrime. Ho ripercorso come in un film tanti momenti della amicizia con Mario e ho pensato all’onore di rappresentare i repubblicani nella giunta e di dover fare bene anche per lui, per tenerne alta la memoria. Oggi c’eravamo tutti: ci siamo fatti forza insieme". C’era anche Piero Gallina, sindaco repubblicano negli anni Ottanta.

Dopo l’esecuzione dell’inno nazionale le bandiere repubblicane si sono adagiate sul feretro, avvolgendolo. Niente che non fosse già avvenuto nella vita di Mario Guidazzi, avvinto all’edera più dell’edera stessa, ma è stata per tutti la chiusura del cerchio.

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