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9 mag 2022

"Bevete l’acqua di casa" Ma è la più ’salata’ in regione

Invito di Hera ai consumatori: "Sicura e più economica di quella in bottiglia". Una famiglia di tre persone però ogni anno spende in media quasi 600 euro

raffaella candoli
Cronaca

di Raffaella Candoli

"Hera vuole rassicurare gli stakeholder che l’acqua del rubinetto è sicura e buona da bere". Per i non anglofoni: cari consumatori "non è necessario fare ricorso alla minerale in bottiglia, perché l’acqua che esce dal rubinetto di casa, nei territori serviti da Hera, è di qualità, è ecologica, a chilometro zero, ed è buona". Hera sta inviando una mail ai propri clienti con un ampio report per informare in modo chiaro come "l’acqua viene sottoposta a oltre 2.800 analisi giornaliere e risulta conforme ai parametri di legge nel 99,9% dei casi; è economica, mille litri di acqua ti costano solo 2,1 euro contro i 270 che spenderesti acquistandola in bottiglia". Eppure, recenti studi hanno calcolato che una famiglia media di tre persone, con un consumo annuo di circa 92 metri cubi, a Cesena e Forlì paga l’acqua del rubinetto 596 euro l’anno: la più ’salata’ della Regione e tra le più care d’Italia. Hera fa osservare che recarsi alla case dell’acqua utilizzando recipienti casalinghi espone a rischi da un punto di vista igienico. E se la si sceglie liscia, l’acqua è la stessa di quella di casa, con la differenza di doverla trasportare, magari percorrendo chilometri di strada in auto. Insomma, non c’è che dire, bere acqua di rubinetto è una scelta sostenibile, che fa bene all’ambiente. Nella provincia di Forlì-Cesena più di 394.600 abitanti usufruiscono del servizio idrico erogato da Hera, l’acqua di rete arriva da 203 fonti di prelievo e viaggia attraverso 4.028 km di rete acquedottistica, nella quale vengono immessi ogni anno 35,3 milioni di metri cubi d’acqua. Eppure, quando pensiamo a chiare, dolci e fresche acque come cantava Petrarca, non ci sovviene quella del rubinetto, piuttosto una fonte di montagna o il rio campagnolo, ma qui sta l’inganno, pur con tali caratteristiche di apparente purezza e bontà, niente ci assicura che quell’acqua sia batteriologicamente sicura.

Dunque l’acqua di casa è oligominerale e buona. Su quest’ultimo aspetto ci sarebbe qualcosina da dire, e anche sull’aspetto: spesso l’acqua nel bicchiere risulta torbida e biancastra e nella pentola, dopo la bollitura resta un evidente residuo calcareo. "L’acqua del lavandino? Mai da bere". L’affermazione viene da Sandra Tomasini, che vive con la madre Isora in un condominio a Case Finali. "Pare sia una questione di tubature vecchie – continua - e che nel tempo si sono incrostate di calcare e altri residui. Non so come si possa ovviare allo sgradevole inconveniente, perchè l’acqua di rubinetto esce di colore ferruginoso e talvolta rosata, ma non acquisto acqua confezionata. Vado alla vicina casa dell’acqua". "L’acqua di casa mia è di sapore gradevole e pura – fa da contraltare l’attore Mirko Alvisi, che vive con la famiglia a Gambettola, in zona Rigossa – Se poi la si beve leggermente raffreddata in frigorifero, non ha nulla da invidiare a quella di zone montane.

Ma quand’è che dal nostro rubinetto esce acqua di Ridracoli? Si domandano in molti. "Il grande invaso di Ridracoli è in grado di soddisfare il 50% del fabbisogno idrico romagnolo – assicura Hera – ma nel territorio di Forlì-Cesena, esistono anche fonti di natura prevalentemente sotterranea (di falda) che contribuiscono con un 10% a implementare la produzione idrica attraverso una serie di pozzi presenti sia nel cesenate che nel forlivese".

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