Cesena, 12 ottobre 2018 - I carabinieri di Cesena, insieme colleghi del nucleo dell'ispettorato sul lavoro di Forlì hanno arrestato due cittadini di origine marocchina di 36 e 33 anni, già noti alle forze dell'ordine e residenti rispettivamente a Verona e a Meldola, accusandoli di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Le indagini, durate dal novembre del 2017 al febbraio del 2018, hanno portato alla luce comportamenti illeciti nei confronti di una ventina di persone, anch'esse di origine marocchina e alcune delle quali quali si trovavano in Italia senza regolare permesso di soggiorno.

Il 36enne risulta titolare di due regolari cooperative attive nel settore avicolo e agricolo, tramite le quali collaborava con aziende del territorio romagnolo inviando i suoi lavoratori, ai quali però, in base alle risultanze delle indagini, non avrebbe corrisposto i regolari stipendi di circa 11 euro all'ora netti (comprese le varie indennità) riconosciuti dai contratti nazionali, ma soltanto sei.

Dallo stipendio mensile, che arrivava ad aggirarsi sui trecento - quattrocento euro, venivano poi detratti dai 100 ai 150 euro per l'affitto di appartamenti all'interno dei quali i lavoratori venivano stipati: anche 13 in una abitazione, con un solo bagno e i materassi in terra.

I carabinieri hanno effettuato perquisizioni in diverse aziende (risultate estranee ai fatti) tra Macerone, Verghereto, Santa Sofia, Meldola, Predappio, Forlì e San Zaccaria e in due appartamenti a Ranchio di Sarsina e a Meldola, all'interno dei quali vivevano i lavoratori.

Le indagini sono state coordinate dal pubblico ministero Sara Posa: oltre a titolare delle cooperative è stato arrestato anche il suo factotum, che gestiva direttamente le operazioni sul territorio e che i lavoratori chiamavano in gergo 'il capo'. Un terzo magrebino, che poi si è defilato dagli 'affari' è stato denunciato a piede libero per gli stessi reati.