LUCA RAVAGLIA
Cronaca

Cittadini senza acqua: "L’acquedotto rotto è privato, non spetta a Hera intervenire"

La risposta della multiutility ai residenti di San Damiano da nove mesi costretti a ricorrere alle cisterne. ""La scelta di collegare la zona a quello pubblico spetta all’agenzia regionale". Il costo ammonta a 200mila euro.

Cittadini senza acqua: "L’acquedotto rotto  è privato, non spetta  a Hera intervenire"

Cittadini senza acqua: "L’acquedotto rotto è privato, non spetta a Hera intervenire"

Il caso delle famiglie che abitano nelle colline sopra San Damiano di Mercato Saraceno e che da dopo l’alluvione dello scorso maggio sono costrette a vivere senza acqua corrente a causa di una frana che ha distrutto l’acquedotto al quale si approvvigionavano, sta facendo discutere, tanto che Hera ieri ha risposto con una nota alla richieste avanzate tramite il Carlino dai residenti della zona, che chiedono di essere collegati alla normale rete idrica.

Chiederemo i fondi a Figliuolo

"In merito alla situazione – si legge nella nota diffusa - Hera tiene innanzitutto a precisare che San Damiano non fa parte del servizio in concessione ad Hera, ma prima della frana creatasi a seguito dell’alluvione era alimentato da un acquedotto privato di cui le utenze facevano manutenzione in autonomia. Inoltre il punto di prelievo richiamato nell’articolo (un rubinetto con contatore ubicato a circa un chilometro e mezzo dalle case, che ogni giorno deve essere raggiunto con una cisterna, riempita d’acqua nell’arco di circa un’ora, ndr) è stato effettuato, in accordo con sindaco e privati, nel punto della rete gestito da Hera più vicino alle abitazioni, per garantire ai residenti un accesso al prelievo di acqua potabile".

Riguardo al tema dell’estensione della rete dell’acquedotto a San Damiano, Hera ha invece precisato che "la decisione non spetta al gestore, ma è regolata da Atersir (l’Agenzia territoriale dell’Emilia Romagna per i servizi idrici e i rifiuti, ndr) con un apposito regolamento, che si è reso necessario per dare un ordine di priorità alle numerose situazioni come quella in oggetto, cioè case sparse o piccole borgate mai raggiunte dall’acquedotto pubblico. Il Servizio Idrico Integrato è infatti un servizio che si autosostiene con le tariffe e destinare ingenti investimenti alla realizzazione di estensioni avrebbe distolto risorse dalla manutenzione della rete idrica o comportato inevitabili aumenti della tariffa".

La partita resta in ogni caso aperta, anche perché se è vero che gli intenti politici devono poi tramutarsi in fatti, nessuno dei residenti della zona ha dimenticato le più volte ribadite posizioni del presidente della Regione Stefano Bonaccini, che si è speso per la tutela dei nuclei abitativi collinari e montani. Dover vivere senza acqua corrente potabile è tutto tranne che un incettivo a restare.

Ovviamente i costi necessari non sono irrisori e gli interventi da effettuare devono essere calendarizzati attraverso una lista di priorità. Una volta entrati a far parte di questo gruppo, i costi vengono spalmati anche a carico degli enti pubblici e si procede poi alla realizzazione del collegamento. Un’alternativa sarebbe l’intero sovvenzionamento da parte della comunità, che nel caso specifico però si vedrebbe costretta a sborsare cifre che paiono essere superiori ai 200mila euro. L’ultima opzione sul tappeto è quella di chiedere aiuto alla struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo viste le conseguenze legate all’alluvione.