Cesena, 24 marzo 2020 - «Io credevo che il Covid 19 colpisse solo le persone più fragili e non di certo i giovani in piena salute. Eppure mi sono trovato all’Ospedale Maggiore di Bologna con una polmonite bilaterale senza capire come tutto questo sia stato possibile": sono queste le parole di Michele Asirelli, 31enne cesenate, da qualche anno trasferitosi a Bologna dove lavora nella Polizia municipale. In questi giorni Michele è ricoverato al Bellaria, nosocomio del capoluogo felsineo, dove è stato trasferito dopo essere stato intubato al Maggiore. Perché, nonostante la giovane età di Michele, vista la non risposta dei medicinali si è resa necessaria l’intubazione e un ricovero ospedaliero di quasi venti giorni, di cui 4 in terapia intensiva.

 

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La brutta avventura di Michele inizia il 1 marzo quando il giovane comincia ad avere i primi sintomi. “Sono stato a casa fino al 6 marzo con febbre altissima, sempre intorno ai 40°C, che non diminuiva nemmeno con l’assunzione del paracetamolo. Mi sentivo fiacco e con il respiro affannato – racconta il giovane - ma attribuivo questo mio stato alla febbre alta. Poi il 6 marzo sono svenuto in casa, ero solo. Quando mi sono risvegliato, ho avuto paura e mi sono reso conto che forse era necessario chiamare il 118. Immediatamente sono stato prelevato e portato all’ospedale Maggiore. Ho subito capito che potevo rientrare nel protocollo casi Covic 19 perché il personale del 118 e anche al Ps tutti i sanitari indossavano i presidi necessari a proteggersi dal virus. Mi hanno sottoposto ad una Tac ai polmoni. Una volta diagnosticata la polmonite bilaterale, mi hanno fatto il tampone e mi hanno ricoverato. In un primo momento sono stato monitorato, mi hanno somministrato un antibiotico e un antivirale. Nel giro di un paio di giorni è arrivato l’esito del tampone che, come era scontato per tutti, è risultato positivo”. Nel frattempo però la terapia non produce gli effetti sperati. Vengono sospesi gli antivirali risultati inefficaci e dopo la seconda tac Michele viene informato che le sue condizioni stanno peggiorando sensibilmente.

«I miei polmoni – continua Michele - sembravano non reagire a nulla. Ricordo perfettamente che con grande calma mi hanno comunicato che avrebbero dovuto intubarmi per consentire ai miei polmoni di recuperare. Sono stati gentilissimi e molto rassicuranti. Non ho mai avuto paura in mano ai medici e agli infermieri che mi hanno seguito. A quel punto sono stato parzialmente sedato. Mi hanno intubato il 10 marzo ed è iniziata la degenza in terapia intensiva. Dopo 4 giorni sono stato estubato, poi sono stato aiutato a rimettermi in piedi e ho proseguito nell’assunzione di questo medicinale per l’artrite che nel mio caso pare essere stato efficace".

«Ora attendo di tornare a casa. Guardandomi intorno – riflette Michele - mi sono reso conto che il Covid colpisce sia giovani che meno giovani. Quando sono arrivato al Maggiore ho anche avuto l’impressione di essere tra i pochi di Bologna ricoverati nel reparto Covid perché molti arrivavano da Piacenza o Codogno. Spero che mi dimettano al più presto, anche se ho capito che dovrò comunque trascorrere un periodo di 15 giorni in isolamento. Mi auguro di essere sottoposto ad un tampone in fase di dimissione, vorrei tanto evitare di poter essere ancora potenzialmente pericoloso per i miei famigliari e la mia fidanzata che nel frattempo è stata in quarantena e che è risultata positiva. Lei fortunatamente se la sta cavando con un bruttissimo raffreddore accompagnato dalla perdita del gusto e dell’olfatto. Ringrazio moltissimo tutti i medici che mi hanno seguito e gli infermieri che soprattutto in terapia intensiva assistono i malati in ogni aspetto della degenza. Hanno avuto grande cura per me e sono stati anche molto attenti ad informare quotidianamente i miei genitori che essendo a Cesena e non potendomi vedere erano molto in pena. Ora spero di rientrare presto alla normalità e al mio lavoro, anche se mi rendo conto che ci vorrà ancora tanta pazienza".