Priya Baldazzi
Priya Baldazzi

Cesena, 25 marzo 2020 - Le prime avvisaglie sottovalutate, la febbre che se ne va con la tachipirina ma poi ritorna più forte che mai, la paura, l’ospedale. Ogni storia di contatto col covid-19 ha evoluzioni diverse ma più spesso di quanto ci si augurerebbe conduce dove non vorremmo. È stato così anche per Priya Baldazzi – 32 anni, giovane esperta d’arte che alle ultime Regionali ha portato la sua grinta sul palcoscenico della politica cesenate –, ancora oggi ricoverata al Bufalini.

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Baldazzi, com’è avvenuto il suo contatto col coronavirus?
“Non saprei dirlo. Ho osservato tutte le misure, sono rimasta in casa, sono uscita solo per fare la spesa. Ciò dimostra quanto sia facile il contagio“.
Quando ha cominciato a non sentirsi bene?
“Più o meno due settimane fa. Dopo una febbre non alta, che mi ha lasciato spossata, la temperatura si è alzata in modo allarmante e il mio medico di base mi ha consigliato di andare in ospedale, anche perché soffro di diabete, il che rende pericolose le complicanze del virus. Ci sono andata da sola, in macchina, pur con grande fatica. Non volevo spaventare i miei due bimbi con un’ambulanza“.
In ospedale chi l’ha accolta?
“Ho seguito il percorso riservato a chi ha sintomi sospetti da Covid. Mi hanno fatto il tampone e una tac. Il responso: polmonite bilaterale diffusa. Se non avessi avuto la febbre mi avrebbero rimandata a casa, ma sono qua da allora. Però non ho mai avuto bisogno di ossigeno“.




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È consapevole di ciò che succede intorno a lei?
“Non molto, ma le poche volte che ho dovuto affrontare dei trasferimenti all’interno dell’ospedale ho visto scene che non dimenticherò. Un clochard con la sguardo spento abbandonato a stesso, qualche bimbo, persone la cui condizione è aggravata da altre patologie. Ho saputo di altre 8 o 9 persone ricoverate nello stesso mio giorno, mettendo a dura prova le strutture. Mi ha colpito la grande disponibilità degli infermieri ma anche la paura di alcuni che esitavano a prendermi la temperatura durante un attacco di tosse. Non sempre è facile fare il loro lavoro, non gliene faccio una colpa. Sono rimasta impressionata anche dalla puntigliosità e la capacità di servizio degli inservienti, puliscono e disinfettano il letto ogniqualvolta uno tocca una porta o una parete. Si parla molto di medici e infermieri, ma anche il loro è un compito duro“.
Quando la dimetteranno?
“La dimissione deve essere preceduta da tre giorni senza febbre, i sintomi rimarranno ancora per i giorni successivi poiché resterà la polmonite. A quel punto riuscirò a cavarmela anche a casa. Dovrò restare in quarantena e a distanza dai miei familiari. Ma loro lo sono da quando sono ricoverata. Da allora comunichiamo con videochiamate“.


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