Giambattista Ferro, 70enne bergamasco, da cinque anni eremita a Sant’Alberico
Giambattista Ferro, 70enne bergamasco, da cinque anni eremita a Sant’Alberico

Giambattista Ferro , 70 anni, da quasi cinque anni eremita lassù a Sant’Alberico, è originario dell’Altopiano di Clusone in Valseriana, un’area del territorio bergamasco terribilmente e tragicamente vittima del coronavirus. Consacrato, dal vescovo di Cesena-Sarsina monsignor Douglas Regattieri, eremita di quell’asceterio incastonato a quota 1147 sulle falde del Fumaiolo, tra Balze e Capanne di Verghereto, lo raggiungiamo per telefono di sera, appena dopo che è stato immerso in uno dei suoi tanti momenti di preghiera quotidiana.

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Eremita Giambattista, come va?
"Bene".
Ormai da un mese, vari decreti legge e divieti hanno imposto di stare assolutamente in casa H24, ribaltando e rivoltando così totalmente il fluire della nostra vita. Invece per lei, che viveva già in eremitaggio, cosa è cambiato?
"Per me non è che sia cambiato molto nello scorrere della mia vita quotidiana. Ovviamente colpisce fortemente anche me vedere questo scempio di vite umane provocato dal coronavirus. Una tragedia immane, improvvisa che ha messo in gravissime difficoltà tutti. Dal mio punto di vista, come uomo di fede, credo anche che la cosa ci abbia posto di fronte all’obbligo di ripensare un po’ quello che siamo".


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Più in particolare, la sua giornata di preghiera, di meditazione, oltre che di custodia dell’eremo, è scandita come prima del brutale arrivo del coronavirus, o come è cambiata?
"Devo dire che sono aumentate le mie ore dedicate alla preghiera, che del resto è il mio lavoro quotidiano. Per me, ora, la preghiera è diventata ancora più primaria. Alfine di poter pregare quasi tutta la giornata, ho lasciato indietro lo studio e altri impegni per la cura dell’eremo".
In questo periodo, quali le suppliche nelle sue preghiere?


"Con le mie povere preghiere cerco di implorare tanta misericordia per tutti gli uomini di questa Terra. La cosa è molto, molto seria, si sta vivendo nel terrore. Tutto il personale sanitario sta facendo l’impossibile. L’unico che ci può aiutare è il Signore".
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Veniamo a qualcosa di materiale, ma che è ogni giorno indispensabile. Lei aveva la dispensa piena o in questo periodo ha avuto qualche problema per il mangiare?
"No. Ero andato nelle località vicine all’eremo a fare un po’ di scorte proprio prima dei divieti a uscire di casa e ancora non ho nessun problema".
In quest’ultimo mese lei non ha quindi visto nessun escursionista, nessun pellegrino, nessun devoto qui a Sant’Alberico?
"No, non ho visto proprio nessuno, ma ricevo molte più telefonate da parte di tante persone che mi chiedono di pregare per loro, esprimendomi anche la loro grande paura. Qui all’eremo siamo proprio nel silenzio più totale. Un silenzio assoluto, ora avvolto e attutito ancora di più dal candore della neve caduta l’altra settimana".
Prima di salutarla e ringraziarla, le chiedo: Ha bisogno di qualcosa?
"No, grazie mille, molto gentile, ma non ho proprio alcun problema".
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