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26 mar 2022

Formignano, manca il decreto ministeriale

L’adesione al Parco delle miniere di Marche ed Emilia Romagna, votata in Comune, è ferma a Roma. Il presidente dell’ente: "Tanti i progetti"

elide giordani
Cronaca
Il regista Franco Taviani davanti alla miniera di Formignano, nel 2014 (foto archivio. Ravaglia)
Il regista Franco Taviani davanti alla miniera di Formignano, nel 2014 (foto archivio. Ravaglia)
Il regista Franco Taviani davanti alla miniera di Formignano, nel 2014 (foto archivio. Ravaglia)

di Elide Giordani

È presto per sperare in un intervento concreto del Parco Minerario delle Miniere di Zolfo delle Marche e dell’Emilia-Romagna al fine di tenere in piedi ciò che resta del villaggio zolfataro di Formignano. È passato giusto un anno dalla data in cui il consiglio comunale di Cesena ha votato il trasloco degli 86 ettari che testimoniano l’attività estrattiva dell’antica miniera (chiusa nel 1962) sotto l’egida del già esistente parco marchigiano. Ma fino a quando non interverrà un apposito decreto ministeriale si possono solo ventilare progetti.

"È un atto politico – afferma Carlo Evangelisti, presidente del Parco –. Oggi sappiamo che prima di emettere il decreto devono sedersi intorno al tavolo, appositamente predisposto, tre ministeri, ossia Transizione ecologica, Cultura e Turismo, due regioni, otto comuni e due province, quelle di Pesaro e Rimini. In quell’occasione illustreremo i nostri piani".

Una volta emesso il decreto che allarga i confini di pertinenza dell’attuale Parco, entreranno la provincia di Forlì-Cesena e il nostro Comune. E il Parco potrà interessarsi anche di Formignano. Che fare nel frattempo, considerato che i tempi della politica sfidano quelli della storia? Trent’anni di impegno da parte della Società di Studi e Ricerche della Romagna mineraria non hanno sfondato il tetto dei buoni propositi mentre quelli del villaggio sono crollati sotto la neve. "Non ce ne stiamo con le mani in mano" annuncia Carlo Evangelisti, che parla da Pesaro ma è nativo di Perticara, e dunque ben conosce la realtà che guida, anche per profondi legami familiari con la vocazione zolfifera delle zone collinari tra Marche e Romagna.

"Una delle nostre battaglie - scandisce Evangelisti - è quella di poter accedere ai fondi del ministero della Cultura, innegabile vantaggio economico che, però, passa solo attraverso una partecipazione di quel ministero al nostro Ente Parco".

Oltre a ciò ci sono almeno tre direttrici d’impegno che coinvolgono direttamente le miniere cesenati. "La prima – elenca Evangelisti – è quella di creare un archivio multimediale che raccolga tutti i materiali storici, tecnici e della memoria legati all’attività estrattiva tra Marche e Romagna. Siamo a conoscenza dell’esistenza di almeno 15 fondi di questa natura". Da Cesena, come sappiamo, riceveranno una valanga di testimonianze.

"La seconda - continua il presidente del Parco - riguarda la trasformazione del periodico della Società di studi e Ricerche della Romagna Mineraria in organo d’informazione di tutta l’area di nostra competenza". L’ultimo è quello più significativo per il futuro di Formignano. "Per le miniere cesenati - anticipa il presidente del Parco - abbiamo l’intenzione, già recepita benché in maniera informale sia dell’assessore comunale Verona che da quello regionale Felicori, di bandire un concorso di idee che ci dia spunti su come recuperare la funzione storica del sito all’interno di una visione urbanistica dell’insieme. Ma innanzitutto dobbiamo capire da dove iniziare e cosa farne nel piano complessivo dell’intero Parco. Non abbiamo intenzione di replicare progetti già esistenti. Un villaggio minerario, ad esempio, esiste già a Perticara".

Non rimane che attendere, tanto più che sui destini dell’area sarà sentita anche la popolazione.

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