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22 mar 2022

"Formignano, sito minerario da recuperare"

L’assessore regionale possibilista sull’intervento dopo la visita al villaggio. I volontari: "Dopo tante promesse, servono progetti concreti"

elide giordani
Cronaca

di Elide Giordani

Si è acceso finalmente l’interesse della Regione intorno a quel che resta del villaggio minerario di Formignano. "L’ho visitato recentemente - conferma l’assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna Mauro Felicori - e sono convinto che debba essere valorizzato. Non tanto con interventi ricostruttivi ma salvaguardando quello che rimane di un’attività e di una cultura produttiva che ha contrassegnato questa parte della Romagna". Dopo anni di progetti finiti nel nulla l’intenzione c’è, dunque, ma quel che resta di un luogo simbolo a cui sono legati i ricordi di migliaia di persone è ormai ben poco: edifici che non hanno retto all’urto del tempo e suggestive foto in bianco e nero.

I primi a gioire dell’interesse regionale dovrebbero essere gli appassionati animatori della Società di Studi e Ricerche della Romagna mineraria che nei 35 anni del loro impegno hanno visto via via svaporare decine di buone intenzioni. E invece prevale la diffidenza. "Speriamo" dice scaramantico Pier Paolo Magalotti, uno dei principali promotori della conoscenza del sito e della sua conservazione. Negli ultimi decenni il villaggio, abbandonato progressivamente a seguito delle crisi dello zolfo e della partenza in massa dei minatori verso lidi lontani ma più produttivi, ha vissuto una decisiva decadenza. Agli occhi vuoti delle costruzioni attraverso cui sibila il vento, si sono aggiunti i tetti sfondati dall’ultima grande nevicata del 2012, senza che venisse attivata la procedura per il bonus di ricostruzione previsto dalla Regione. Ma la parte relativa alla miniera, ossia l’ingresso verso il sottosuolo, i calcaroni e i forni Gill per l’estrazione dello zolfo, che ancora segnano il paesaggio, formano una testimonianza di archeologia industriale che è identità oltreché memoria.

"Dopo 20 anni di progressivo avvicinamento - evidenzia Pier Paolo Magalotti - il villaggio minerario di Formignano è entrato a far parte del Parco delle miniere di zolfo delle Marche e dell’Emilia-Romagna. Con il presidente del Parco e con l’assessore Felicori abbiamo avuto recentemente un incontro a Formignano e si sono avanzate ipotesi di lavoro. Ci auguriamo che l’ombrello dell’ente pubblico si traduca in progetti concreti. Siamo scettici? Il fatto è che in tutti questi anni di chiacchiere ne abbiamo sentite tante".

La speranza è che il parco resti almeno un tracciato didattico sulla storia centenaria dello zolfo in Romagna. Ma il tempo non perdona e tra un po’ a Formignano ci saranno solo macerie. Intanto però, come ha annunciato l’assessore comunale alla Cultura Carlo Verona, sul sito si è concentrato una altro interesse, quello della facoltà di Architettura che ha promosso uno studio sul tipico paesaggio sulfureo che ha il villaggio al centro ma si estende per 90 ettari intorno. Potrebbero emergere rilievi interessanti. Tra maggio e giugno il tutto dovrebbe convergere in un workshop in cui i risultati saranno resi noti e disponibili.

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