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31 mag 2022

Giovani poeti premiati dal Lions club

Si è tenuta al Grand Hotel di . Rimini la premiazione dei ragazzi. e delle ragazze vincitori . del concorso di poesia

31 mag 2022
La ’photo opportunity’ dei vincitori al concorso di poesia ’Edgardo Cantone’ con la giuria
La ’photo opportunity’ dei vincitori al concorso di poesia ’Edgardo Cantone’ con la giuria
La ’photo opportunity’ dei vincitori al concorso di poesia ’Edgardo Cantone’ con la giuria
La ’photo opportunity’ dei vincitori al concorso di poesia ’Edgardo Cantone’ con la giuria
La ’photo opportunity’ dei vincitori al concorso di poesia ’Edgardo Cantone’ con la giuria
La ’photo opportunity’ dei vincitori al concorso di poesia ’Edgardo Cantone’ con la giuria

(COLLAB: candoli-raffaella WEB) di Raffaella Candoli Questa sera alle 21.30, torna la rassegna comica alla corte della Rocca Malatestiana a cura della Bottega del Teatro Franco Mescolini con "Malatestate". Inaugura la stagione all’aperto il cabarettista siciliano Giovanni Cacioppo, con il suo nuovo spettacolo "Ho scagliato la prima pietra". Cacioppo, che al cinema ha lavorato con Aldo Giovanni e Giacomo, con Massimo Ceccherini, Vincenzo Salemme, ha raggiunto la popolarità grazie alla tivù, partecipando a fortunati programmi comici quali Zelig e Colorado Café. Sul palco porta un monologo tra l’ironico e il sarcastico di cui è autore, che spazia tra i ricordi d’infanzia e i comportamenti odierni, influenzati dai social e dall’uso di strumenti interattivi. Cacioppo, rispetto alla locuzione evangelica, lei, con questa sua affermazione, si sente senza peccato? "Ma no, è che a forza di aspettare che il primo scagli una pietra, il tempo passa e si rischia l’immobilismo". Rispetto a cosa? "Rispetto ai tic, alle abitudini quotidiane, ai comportamenti influenzati dall’uso dei social. C’è gente che ne è schiava e ritiene che se non sei su Instagram, se non pubblichi una foto su Whatsapp, non solo non sei nessuno, ma non esisti proprio. E, allora, parliamone". Perché partire dai suoi primi anni di vita in Sicilia? "Perché il luogo in cui cresci ti dà l’imprinting. L’abilità di un monologhista è quello di raccontare, nel mio caso in maniera comica, un’epoca, ma anche quelle tradizioni antiche, quei modi di fare dei meridionali rilevandone gli aspetti talvolta assurdi, ma stratificatisi nel tempo. E così ci si riconosce in quei comportamenti e se ne ride". I romagnoli ne rideranno allo stesso modo? "Me lo auguro: conosco l’Emilia perché vivo a Bologna da 25 anni. I romagnoli sono i sudisti della Regione, lavoratori sì, ma pure allegri e gioviali, che riservano il loro tempo anche al divertimento. A metà luglio avrò uno spettacolo a Cattolica". Ha una persona di riferimento cui sottoporre l’effetto dei suoi testi sul pubblico? "Il test lo faccio direttamente coi presenti allo spettacolo. Mia moglie non vuole essere coinvolta, forse si sente di parte. E forse è meglio così, per tenere saldo il matrimonio, senza ricevere critiche. D’altra parte quale prova può essere migliore del pubblico? Con gli spettatori in presenza la reazione è spontanea e immediata, se non c’è la risata di pancia, la battuta non funziona, ma può capitare in oltre un’ora di spettacolo. Durante quel tempo di esibizione ti puoi riprendere, puoi riconquistare l’empatia". E in tivù? "I tempi sono più risicati. La battuta deve essere fulminante. Per fortuna, da tempo, gli spettacoli sono fatti davanti al pubblico anche vasto e ripresi dalla televisione".

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