ELIDE GIORDANI
Cronaca

Gli agricoltori ridotti alla fame: "Questi prezzi non sono giusti"

Parla il forlivese Luciano Mattarelli, direttore scientifico del portale di informazione della categoria

Gli agricoltori ridotti alla fame: "Questi prezzi non sono giusti"

Gli agricoltori ridotti alla fame: "Questi prezzi non sono giusti"

E’ una vena robusta in cui scorre anche la protesta dei produttori cesenati e romagnoli l’agitazione del mondo agricolo italiano che sui trattori sta mettendo in atto in questi giorni la propria clamorosa contestazione. Reddito insufficiente, tasse ingiuste, agevolazioni sui carburanti, concorrenza di Paesi non sottoposti alle medesime regole, braccio di ferro con la grande distribuzione organizzata sono temi caldi - e non da oggi - anche nei campi di Cesena e Forlì. Lo testimonia tra gli altri Luciano Mattarelli, direttore scientifico di ConsulenzaAgricola.it, portale di informazione online attivo dal 2011 con sede a Forlì.

Mattarelli, da dove partiamo? "Dal problema che hanno i contadini da quanto esiste la filiera ortofrutticola: i prezzi. Non è ammissibile che per comprare un caffè occorra il valore di quattro pesche. Non è accettabile che chi produce venda il proprio prodotto ad un euro e se lo ritrovi sul banco del distributore a sei euro. Tra uno e sei chi guadagna? E chi specula?". Gli agricoltori infatti chiedono un monitoraggio delle pratiche sleali esercitate dalla grande distribuzione organizzata. E’ d’accordo?

"Sono d’accordo, ma quale potrà essere il risultato? Sarei più propenso alla ricerca di un sistema che dia la garanzia della redditività, ma anche della dignità dell’imprenditore agricolo, ossia di poter fare il prezzo del proprio prodotto. Invece è costretto a quello imposto da chi distribuisce".

Essendo i produttori in cima alla filiera potrebbero accordarsi tra loro.

"Mettere d’accordo i produttori è molto difficile a meno che non abbiano alle spalle una cultura solida. Faccio l’esempio delle mele del Trentino, chi vuole acquistarle le paga allo stesso prezzo sia al Consorzio che al produttore. E la distribuzione giocoforza si adegua".

Un’altra delle richieste è quella di contraddistinguere il prodotto italiano. Quanto gioverebbe alla nostra agricoltura?

"Intanto bisogna educare i consumatori ad orientarsi su prodotti italiani leggendo attentamente le etichette. Tra l’altro non sappiamo quali trattamenti subiscano i prodotti esteri. Ma, soprattutto, non si può pensare che il grano argentino posso essere equiparato a quello italiano. Che, come altri prodotti, è unico al mondo per qualità e garanzie sanitarie. In più i nostri produttori, su appoderamenti modesti, si devono confrontare con chi di ettari ne ha mille". Che fare, dunque?

"Deve passare il concetto che il nostro prodotto non è come quello del Canada, dell’Ucraina, della Polonia o della Francia. Noi aspettiamo che il grano maturi al sole, loro seccano tutto con prodotti chimici e poi trebbiano".

Chi produce non può mettere il proprio marchio sul prodotto ma se emerge un residuo non a norma è il produttore che ne risponde.

"Il piccolo produttore non ha alternative. Non può dotarsi di una catena di lavorazione o di una rete commerciale. Chi si è organizzato ha meno problemi, riesce a realizzare quei due o tre euro in più sparsi nella filiera. Ed è un fenomeno che si sta intensificando".

E la reintroduzione della tassazione dei redditi castali?

"Quello è un falso problema. Casomai solo una questione politica. Precisiamo intanto che la tassazione in agricoltura non si applica sugli utili effettivi ma su base catastale. Su maglie poderali come le nostre la pressione catastale si riduce praticamente a zero se ci mettiamo le detrazioni per i familiari a carico, quelle riservate ai giovani imprenditori, le spese mediche, quelle farmaceutiche, quelle per l’assistenza agli anziani".

E per chi concede un terreno in affitto?

"Non paga tasse sull’affitto percepito ma solo sul reddito dominicale. Non è così per chi affitta una casa ad uso civile. Dunque, non si va a fare confusione per non pagare le tasse, anche se la tassazione catastale si applica se il terreno rende zero. Magari ci si rifà l’anno dopo".